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Sapienza, nuovo metodo per tracciare le migrazioni antiche

26/05/2026

Sapienza, nuovo metodo per tracciare le migrazioni antiche

Una ricerca guidata da Sapienza Università di Roma ha sviluppato un nuovo metodo per ricostruire gli spostamenti delle popolazioni antiche, integrando analisi isotopiche dello stronzio, cartografia digitale e calcolo dei tempi di percorrenza a piedi. Lo studio, pubblicato sul Journal of Archaeological Science, propone un avanzamento nell’uso degli isoscape, le mappe che rappresentano la distribuzione dello stronzio nei diversi territori.

Dallo stronzio nei denti alle mappe del territorio

L’analisi isotopica dello stronzio è uno degli strumenti oggi utilizzati dagli archeologi per indagare la mobilità umana nel passato. Lo stronzio è presente nelle rocce e varia da un’area geografica all’altra, creando una sorta di firma geologica del territorio. Attraverso acqua e alimentazione, questa firma entra nell’organismo e viene fissata nei denti e nelle ossa durante la crescita.

Particolare rilievo hanno i denti e la rocca petrosa, una porzione del cranio che si forma nell’infanzia e conserva nel tempo le tracce chimiche dell’ambiente in cui una persona è cresciuta. Confrontando questi valori con quelli del terreno del sito di sepoltura, gli studiosi possono stabilire se un individuo fosse verosimilmente originario del luogo o provenisse da un’altra area.

Gli isoscape permettono poi di restringere le possibili zone di provenienza geografica. Tuttavia, una mappa dei valori dello stronzio non basta da sola a ricostruire i percorsi realmente attraversati da persone e gruppi. È su questo limite che interviene il nuovo approccio messo a punto dal gruppo di ricerca coordinato da Sapienza.

Il modello integra chimica, QGIS e tempi di cammino

Lo studio nasce dalla collaborazione tra il Dipartimento di Scienze dell’Antichità e il BIOANTH Lab del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche e Maxillo Facciali di Sapienza. Hanno partecipato anche studiosi delle Università di Bologna, Modena e Reggio Emilia, del MeGic lab, della Columbia University, del CNR-ISPC e dell’Accademia Polacca delle Scienze.

Il nuovo metodo collega i dati isotopici con il calcolo dei tempi medi di percorrenza a piedi sul territorio, elaborati attraverso strumenti di analisi in ambiente QGIS. Come spiega Emma Stuart, dottoranda Sapienza e prima autrice del lavoro, l’approccio consente di ottenere stime della mobilità più efficaci, prendendo in considerazione il paesaggio locale, quello raggiungibile in una giornata di cammino e le aree poste a distanze maggiori.

Il modello, inoltre, può essere adattato in modo flessibile alle domande poste dai singoli casi di studio. Altri mezzi di spostamento, oltre al cammino, possono essere implementati nello schema di analisi, ampliando le possibilità di applicazione in contesti archeologici diversi.

I test su Fermo e Monterenzio Vecchio

Il metodo è stato applicato a due siti dell’età del Ferro: Fermo, nelle Marche, datato tra il IX e il V secolo a.C., e Monterenzio Vecchio, in Emilia-Romagna, riferito al IV-III secolo a.C. I risultati hanno confermato in parte le interpretazioni già proposte dagli studi precedenti, ma in alcuni casi hanno offerto nuove letture sui possibili movimenti degli individui analizzati.

Per Federico Lugli, dell’Università di Modena e Reggio Emilia, lo studio della mobilità umana nel passato rappresenta oggi una delle frontiere più avanzate dell’archeologia. L’esperienza maturata da Unimore sulla costruzione dei primi isoscape italiani per lo stronzio ha contribuito alla definizione di questo nuovo passaggio metodologico, con possibili applicazioni anche in ecologia animale, scienze forensi e paleontologia.

Alessandro Vanzetti, del Dipartimento di Scienze dell’Antichità di Sapienza e coordinatore della ricerca, richiama invece l’attenzione sulla costruzione degli isoscape e sulla scelta dei campioni da utilizzare, come resti umani e resti di mammiferi di grossa taglia. Queste mappe sono confermate come strumenti di grande potenziale informativo, ma richiedono dataset controllati con rigore e metodi di lettura capaci di ridurre le semplificazioni.

Il valore del lavoro sta nella possibilità di mettere in relazione identità biologica e geografia del territorio, ricostruendo con maggiore precisione gli spostamenti antichi. L’incrocio tra dati chimici, paesaggio e tempi di percorrenza può aiutare a comprendere meglio le ragioni delle migrazioni, dalla ricerca di risorse ai cambiamenti ambientali, fino all’apertura di nuove rotte commerciali.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to