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Romaeuropa Festival 2026, la Capitale accende il dialogo tra arti, città e visioni internazionali

16/04/2026

Romaeuropa Festival 2026, la Capitale accende il dialogo tra arti, città e visioni internazionali
Foto Instagram

Roma si prepara a ospitare una nuova stagione di attraversamenti artistici, linguaggi in movimento e produzioni capaci di mettere in relazione scene, pubblici e sensibilità diverse. Con la presentazione ufficiale della 41esima edizione del Romaeuropa Festival, prende forma uno degli appuntamenti più riconoscibili del panorama culturale europeo, una rassegna che continua a distinguersi per ambizione curatoriale, apertura internazionale e capacità di leggere il presente attraverso la creazione contemporanea.

Dall’8 settembre al 15 novembre 2026, il festival porterà nella Capitale oltre novanta spettacoli per duecentoquaranta repliche, coinvolgendo circa mille artisti provenienti da tutto il mondo. Un impianto ampio, stratificato, costruito come una mappa di esperienze che attraversa musica, danza, teatro e performance, disseminandosi nei principali spazi culturali della città, dall’Argentina all’Auditorium Conciliazione. Più che una semplice successione di appuntamenti, il Romaeuropa si conferma un organismo vivo, capace di occupare Roma con una pluralità di voci e di restituirne una vocazione autenticamente internazionale.

Un cartellone che intreccia grandi ritorni, nuovi debutti e ricerca contemporanea

Ad aprire il festival saranno Sofia Nappi, l’8 settembre all’Auditorium Conciliazione con la compagnia Komoco, e Caterina Barbieri, in scena il giorno successivo insieme all’orchestra Onceim. Due avvii differenti ma coerenti con l’identità della rassegna: da una parte il gesto coreografico, dall’altra la tensione sonora e compositiva, entrambe espressioni di una contemporaneità che non teme complessità né sperimentazione.

Tra i ritorni più attesi spicca quello di Romeo Castellucci, che presenterà in prima nazionale “Faust. Fatto, non detto”, titolo che già nella formulazione lascia intuire una riflessione radicale sul linguaggio, sull’immagine e sulla materia tragica. Il programma riunisce inoltre figure centrali della scena internazionale come Sasha Waltz, Benjamin Millepied con November Ultra, Wim Vandekeybus, Boris Charmatz e Rachid Ouramdane, accanto alle presenze del Collectif XY e del Groupe Acrobatique de Tanger, portatori di una fisicità scenica che unisce rigore, rischio e invenzione visiva.

Nel cartellone trova spazio anche “four seasons changed”, in cui Michael Vandevelde rilegge la celebre riscrittura delle Quattro Stagioni firmata da Max Richter. Un’operazione che conferma quanto il festival continui a lavorare sulle eredità culturali non in termini celebrativi, ma come materia da interrogare, scomporre e riattivare.

Vinicio Capossela e gli sguardi del mondo in una Roma attraversata dalle arti

Tra le presenze che segnano questa edizione c’è il debutto al festival di Vinicio Capossela, in programma il 3 e 4 ottobre con “E morte non avrà dominio”, ballad opera ispirata alla vita di Renato Striglia e al lavoro di Dylan Thomas, arricchita da quindici canzoni inedite. Il suo ingresso nel programma amplia ulteriormente la fisionomia del Romaeuropa, che da sempre evita compartimenti rigidi e preferisce costruire zone di contatto tra teatro musicale, letteratura, concerto e narrazione.

La dimensione globale del festival si riflette anche nei lavori di Tiago Rodrigues, Nacera Belaza, Jaha Koo, Eun-Me Ahn, Pankaj Tiwari, Katerina Andreou con Carte Blanche e Ben Duke. Nomi che raccontano geografie, poetiche e traiettorie differenti, ma anche una precisa scelta curatoriale: mettere in relazione opere che interrogano il corpo, l’identità, la memoria, la trasformazione sociale, senza mai appiattire le differenze.

La scena italiana, i nuovi spazi e il ruolo culturale della città

Accanto ai grandi nomi internazionali, il festival dedica attenzione significativa alla scena nazionale, con artisti come Giorgina Pi, Marta Cuscunà, Pietro Giannini, Silvia Costa, Giacomo Bisordi insieme a Fabrizio Sinisi e Marco D’Agostin con Marta Ciappina. A questi si affiancano il progetto Heimat dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” e il programma di Ultra Ref al Mattatoio, segno di un’attenzione costante verso la formazione, la ricerca e i processi di sperimentazione più avanzati. Riparte anche Ref Kids & Family, sezione pensata per i più giovani e per un rapporto con il pubblico che comincia presto, senza semplificazioni né concessioni di maniera.

Durante la presentazione, il sindaco Roberto Gualtieri ha richiamato la dimensione europea della manifestazione, sottolineandone il valore nel quadro delle relazioni culturali tra città e Paesi. Il riferimento al settantacinquesimo anniversario della ripresa delle relazioni tra Italia e Germania, insieme al richiamo al gemellaggio tra Roma e Parigi, ha collocato il festival dentro una trama più ampia, in cui la cultura agisce come infrastruttura diplomatica, simbolica e civile.

Tra le novità più rilevanti figura l’ingresso nel programma di un evento ospitato dal Teatro Valle, in una coproduzione del Teatro di Roma. È un passaggio che rafforza la rete dei luoghi coinvolti e restituisce con chiarezza l’idea di una rassegna diffusa, capace di valorizzare sale, istituzioni e spazi con funzioni diverse. Il Romaeuropa Festival continua così a essere molto più di un cartellone: è una forma di città temporanea, un dispositivo culturale che rimette in circolo energie, relazioni e immaginari, lasciando intravedere, spettacolo dopo spettacolo, il profilo di una capitale che vuole restare al centro delle grandi conversazioni artistiche del nostro tempo.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.