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Roma, stop a nuovi minimarket e souvenir nel sito Unesco fino al 2029

02/06/2026

Roma, stop a nuovi minimarket e souvenir nel sito Unesco fino al 2029

L’Assemblea Capitolina ha approvato la proroga fino al 2029 del divieto di apertura per nuovi minimarket e negozi di souvenir all’interno del sito Unesco di Roma. Il provvedimento, già introdotto nel 2023, punta a frenare la proliferazione di attività considerate incompatibili con il decoro urbano e con l’identità commerciale del centro storico. La decisione ha incassato il pieno sostegno di Confcommercio Roma, che chiede ora controlli più incisivi e una progressiva chiusura delle attività non conformi ai regolamenti comunali.

Nel Municipio I circa 3.000 attività alimentari e miste

La proroga nasce da una situazione che gli ultimi studi di settore descrivono come ormai satura. Nel solo Municipio I sono presenti circa 3.000 attività di vicinato alimentari e miste, concentrate soprattutto nei rioni più esposti alla pressione turistica: Monti, Trastevere, Esquilino, Campo Marzio, Ponte e Parione.

Il blocco riguarda le nuove aperture di minimarket e negozi di souvenir nell’area tutelata dall’Unesco, dove negli anni la crescita di esercizi rivolti quasi esclusivamente al turismo di passaggio ha modificato in modo profondo il tessuto commerciale. L’obiettivo dichiarato dal Campidoglio è costruire le condizioni per un commercio di qualità, capace di convivere con la funzione storica, culturale e residenziale del centro.

A sostenere la linea del Comune è anche il via libera arrivato dalla giurisprudenza amministrativa. Il Consiglio di Stato ha confermato la legittimità del blocco triennale, chiarendo che il principio della liberalizzazione economica non può essere considerato assoluto quando entrano in gioco la tutela del patrimonio culturale, artistico e del decoro urbano.

Regole più rigide anche per i trasferimenti

La nuova disciplina non si limita a prorogare il divieto di nuove licenze. Il Regolamento introduce criteri più stringenti anche per i trasferimenti delle attività già esistenti, con requisiti pensati per scoraggiare modelli commerciali basati su piccole vetrine rivolte ai flussi turistici più rapidi.

Tra le condizioni previste figurano metrature più ampie dei locali, spogliatoi per i dipendenti e servizi igienici dedicati ai clienti. Parametri che rendono più difficile la riproposizione di negozi di dimensioni ridotte, spesso concentrati sulla vendita di prodotti standardizzati e poco legati alla tradizione urbana.

Il primo firmatario del provvedimento, Andrea Alemanni, presidente della Commissione Attività produttive, ha rivendicato l’impostazione della delibera come base per una nuova qualità commerciale nel cuore della Capitale. Dal mondo delle imprese arriva una valutazione positiva, ma accompagnata dalla richiesta di passare rapidamente alla fase applicativa.

Confcommercio: “I cambiamenti vanno gestiti, non subiti”

Fabrizio Russo, presidente di Confcommercio Roma Centro Storico, ha espresso piena condivisione per la scelta dell’amministrazione. Secondo Russo, il provvedimento va nella direzione di una “nuova interpretazione culturale” del centro storico, fondata su una modernità prudente e governata.

Il presidente di Confcommercio ha però sottolineato che il blocco temporaneo non può bastare. L’espansione incontrollata di minimarket e negozi di souvenir, ha osservato, ha contribuito a snaturare il fascino dell’area Unesco. Per questo l’associazione chiede ora una progressiva chiusura delle attività oggetto della delibera che non risultino in regola con le norme comunali.

Un ulteriore punto riguarda la possibilità di accorpare piccoli locali per creare spazi più grandi. Confcommercio sollecita un controllo merceologico attento, così da favorire attività coerenti con la tradizione culturale romana ed evitare nuove aperture percepite come estranee all’identità del centro storico.

Decoro, sicurezza e marketing per rilanciare Roma

Per Confcommercio Roma Centro Storico, la proroga del divieto rappresenta soltanto il primo passaggio di una strategia più ampia. Il rilancio dell’area Unesco, secondo l’associazione, passa anche dal ritorno di attività di alto profilo, dal rafforzamento dell’attrattività internazionale e da una gestione più ordinata dello spazio pubblico.

Russo indica cinque direttrici: illuminazione pubblica più efficace e valorizzazione dei vicoli storici, maggiore controllo del territorio, sicurezza percepita, ordine e decoro urbano sistematici, servizi più efficienti per i turisti e una grande operazione di marketing internazionale per riposizionare il cuore di Roma nel mondo.

La sfida, per il Campidoglio e per le categorie economiche, sarà ora trasformare la proroga in un percorso stabile di rigenerazione commerciale. Il centro storico resta una delle aree più delicate della Capitale: luogo di residenza, lavoro, turismo e patrimonio culturale, ma anche spazio in cui la pressione delle attività orientate al consumo rapido rischia di alterare in modo permanente l’equilibrio urbano.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to