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Roma, violenza di gruppo in stabile abbandonato: fermati cinque uomini

30/05/2026

Roma, violenza di gruppo in stabile abbandonato: fermati cinque uomini

Una donna di 32 anni, cittadina colombiana, sarebbe stata trattenuta per tre giorni in uno stabile abbandonato di via Cesare Tallone, a Roma, dove avrebbe subito ripetute violenze sessuali di gruppo sotto minaccia di morte. La Polizia di Stato ha fermato cinque uomini, sottoposti a fermo di indiziato di delitto per violenza sessuale di gruppo, aggravata dall’aver approfittato delle condizioni di minorata difesa della persona offesa. L’indagine è coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.

La fuga in strada e la richiesta di aiuto

Secondo la ricostruzione degli investigatori della IV Sezione della Squadra Mobile, la donna era arrivata nella Capitale circa dieci giorni prima dei fatti denunciati. La sera del 19 maggio, dopo essere stata in un ristorante, sarebbe stata avvicinata all’esterno del locale da un uomo al quale avrebbe manifestato l’intenzione di acquistare una dose di hashish.

L’uomo l’avrebbe convinta a seguirlo per completare la consegna. Dopo circa trenta minuti a piedi, la donna sarebbe stata condotta nei pressi di un furgone, caricata con la forza e portata in via Cesare Tallone, all’interno di un edificio abbandonato. Da quel momento, secondo quanto riferito dalla vittima e raccolto dagli agenti, sarebbe iniziata una lunga sequenza di violenze, minacce e sopraffazioni.

La trentaduenne sarebbe stata trattenuta contro la propria volontà e sottoposta a ripetuti abusi da più persone nell’arco di circa 36 ore. Gli investigatori ritengono che la sua capacità di reazione possa essere stata ulteriormente compromessa dalla somministrazione di sostanze stupefacenti, circostanza emersa anche dagli accertamenti sanitari svolti dopo il soccorso.

Il soccorso al Policlinico Casilino e l’avvio delle indagini

Solo al termine della terza giornata, dopo l’ennesima violenza denunciata, la donna sarebbe riuscita a fuggire dallo stabile e a raggiungere la strada. Seminuda, avrebbe chiesto aiuto a un passante, che ha immediatamente contattato il 112. La vittima è stata poi trasportata d’urgenza al Policlinico Casilino, dove i medici hanno riscontrato segni ritenuti compatibili con l’ipotesi di costrizione e uno stato di alterazione riconducibile all’assunzione di sostanze.

La denuncia della donna e le indicazioni fornite agli agenti hanno permesso agli investigatori della Squadra Mobile di individuare rapidamente lo stabile ritenuto teatro delle violenze. Da lì è scattato un dispositivo operativo che ha coinvolto il V Distretto Prenestino, la Squadra Mobile, la Polizia Scientifica e l’Ufficio Immigrazione della Questura di Roma.

L’intervento è stato costruito attraverso una progressiva messa in sicurezza dell’area, fino al blitz nel complesso abbandonato. L’obiettivo era duplice: cercare elementi utili alla ricostruzione dei fatti e identificare le persone presenti o comunque legate alla struttura.

Blitz nello stabile, identificazioni ed espulsioni

Nel corso delle operazioni sono stati identificati 22 cittadini extracomunitari, risultati irregolari sul territorio nazionale e accompagnati negli uffici di via Patini per gli accertamenti. Per undici di loro è stato disposto un provvedimento di espulsione, con trattenimento nei CPR di Ponte Galeria, Palazzo San Gervasio e Bari.

Tra le persone identificate figurano anche i cinque uomini successivamente riconosciuti dalla vittima attraverso ricognizione fotografica come presunti autori delle violenze. Nei loro confronti è stato eseguito il fermo di indiziato di delitto per violenza sessuale di gruppo aggravata.

Gli accertamenti proseguono per chiarire ogni profilo di responsabilità emerso durante l’indagine. Gli investigatori stanno lavorando anche sulle ipotesi di privazione della libertà personale e sottrazione degli effetti personali della vittima, che sarebbe stata privata dei documenti di identità e del telefono cellulare.

Le informazioni diffuse riguardano la fase delle indagini preliminari. Per tutti gli indagati resta valido il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.