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Roma Tre, il 21 aprile un workshop su guerre e crisi ambientale

21/04/2026

Roma Tre, il 21 aprile un workshop su guerre e crisi ambientale

I conflitti armati non devastano soltanto territori e popolazioni: stanno aggravando anche la crisi ambientale globale, con effetti sempre più evidenti su emissioni, risorse idriche, suolo e biodiversità. Da questa consapevolezza nasce il workshop “Effetti antropici dei conflitti: la guerra e il suo impatto sul pianeta”, in programma il 21 aprile 2026 all’Università Roma Tre, nell’Aula 1 del Dipartimento di Scienze, dalle 14 alle 18. L’incontro metterà a confronto studiosi, ricercatori e rappresentanti di organizzazioni internazionali per approfondire il legame tra guerre, cambiamento climatico e deterioramento degli ecosistemi.

Guerre, emissioni e distruzione ambientale: i numeri del fenomeno

Il punto di partenza del confronto accademico è un quadro internazionale segnato da un’escalation dei conflitti. Oggi nel mondo si contano 56 guerre attive, il numero più alto dalla fine della Seconda guerra mondiale. Secondo i dati richiamati dagli organizzatori, 97 Paesi hanno registrato un peggioramento dei livelli di pace, mentre 92 risultano coinvolti in conflitti oltre i propri confini, segnale di una crescente estensione internazionale delle crisi armate.

Accanto al bilancio umano, emerge con forza anche quello ambientale. La guerra in Ucraina, secondo le stime citate, ha prodotto 120 milioni di tonnellate di gas serra solo nel primo anno, un volume paragonato alle emissioni annuali di un Paese come il Belgio. Nello stesso contesto sarebbero andati distrutti più di 12mila chilometri quadrati di foreste, mentre circa un terzo delle aree protette avrebbe riportato danni. A Gaza, dove il conflitto si è aggravato dall’ottobre 2023, le prime valutazioni richiamate dagli organizzatori parlano di danni ambientali definiti senza precedenti, con distruzione dei suoli, contaminazione delle risorse idriche, devastazione di terreni agricoli e milioni di tonnellate di macerie contaminate.

Il peso delle attività militari sulla crisi climatica

Secondo i dati presentati nel materiale che accompagna l’iniziativa, le attività militari sarebbero responsabili di circa il 6% delle emissioni globali di gas serra. Una quota che dà la misura di quanto il tema della sicurezza e quello della sostenibilità non possano più essere letti come ambiti separati. Anche le risorse idriche rientrano tra gli elementi più colpiti: in Siria, viene ricordato, le operazioni militari avrebbero causato una riduzione del 30% della qualità dell’acqua.

Il workshop intende quindi affrontare il rapporto tra conflitti e ambiente in una prospettiva ampia, che considera non soltanto i danni diretti provocati dalle guerre, ma anche le conseguenze di lungo periodo sulla salute pubblica, sugli equilibri ecologici e sulla possibilità stessa di vivere in determinati territori. In questo scenario, la militarizzazione delle risorse ambientali diventa uno dei nodi centrali del dibattito.

Clima e guerra, un circolo che si alimenta da solo

Il quadro descritto dagli organizzatori non si ferma all’impatto ecologico dei conflitti, ma mostra anche il movimento inverso: il cambiamento climatico può amplificare le condizioni che favoriscono tensioni e instabilità. Il rapporto 2025 dell’Institute for Economics & Peace, citato nella presentazione dell’evento, evidenzia che nelle aree dove le piogge risultano più irregolari e concentrate si registrano fino a quattro volte più morti rispetto alle regioni caratterizzate da un clima più stabile.

Nel 2024, inoltre, i disastri naturali avrebbero causato 45 milioni di sfollati interni in 163 Paesi, un dato indicato come il più alto degli ultimi anni. Gli organizzatori parlano apertamente di un circolo vizioso tra crisi climatica e conflitti armati, sempre più difficile da spezzare se sicurezza, ambiente e sostenibilità continuano a essere affrontati in compartimenti distinti. Da qui la scelta di aprire in ambito universitario uno spazio di confronto interculturale su questi temi.

Ospiti internazionali e focus su Gaza, Siria e infrastrutture distrutte

L’appuntamento del 21 aprile vedrà la partecipazione, in modalità ibrida, di ospiti nazionali in presenza e di relatori internazionali collegati da remoto. Tra i nomi annunciati figurano Doug Weir, direttore del CEOBS, il Centre for Conflict and Environment Observatory, e Stuart Parkinson, direttore esecutivo di Scientists for Global Responsibility, due realtà britanniche che collaborano con le Nazioni Unite nel monitoraggio degli impatti ambientali e climatici dei conflitti.

È prevista anche la presenza di Naser Almhawish, rappresentante della Syria Public Health Network, organizzazione anglo-siriana attiva durante il conflitto nella gestione della crisi sanitaria e nello studio degli effetti dell’inquinamento delle falde acquifere. Gli interventi del mondo accademico approfondiranno inoltre le ricadute climatiche delle guerre, l’ecocidio connesso al protrarsi del conflitto a Gaza, le conseguenze dell’inquinamento delle falde e gli effetti economici e sociali della distruzione delle infrastrutture, comprese quelle educative.

Roma Tre apre uno spazio di ricerca sul rapporto tra sicurezza e sostenibilità

Per i docenti di Roma Tre che promuovono il workshop, l’obiettivo è costruire un primo momento di riflessione capace di generare nuova consapevolezza e di aprire percorsi inediti nella ricerca e nella didattica. L’idea è che il rapporto tra conflitti armati, cambiamento climatico e degrado ambientale debba entrare stabilmente nel dibattito scientifico e formativo, superando una lettura settoriale di problemi che ormai si intrecciano in modo sempre più stretto.

L’iniziativa si propone così come un’occasione per mettere in relazione esperienze internazionali, dati scientifici e analisi interdisciplinari, a partire da una domanda che tocca il presente in modo diretto: quanto pesa la guerra sul pianeta e quali effetti produce, nel tempo, sulla possibilità di immaginare una ricostruzione sostenibile dei territori colpiti.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.