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Ponte di Nona, maxi sequestro di droga in una palazzina: decisivo il fiuto del cane Nelly

20/04/2026

Ponte di Nona, maxi sequestro di droga in una palazzina: decisivo il fiuto del cane Nelly

Un sistema di spaccio organizzato, nascosto con attenzione negli spazi comuni e nei locali di servizio di una palazzina di Ponte di Nona, è stato smantellato dalla Polizia di Stato al termine di un’operazione che riporta l’attenzione su una delle questioni più sensibili per le periferie urbane: la capacità delle reti criminali di radicarsi nel tessuto residenziale, sfruttando luoghi apparentemente anonimi e difficili da collegare, a un primo sguardo, ad attività illecite.

L’intervento è stato condotto dagli agenti del VI Distretto Casilino nell’ambito di un dispositivo di controllo articolato, costruito su più livelli: verifiche amministrative, controlli su persone sottoposte a misure restrittive domiciliari e un’attività investigativa mirata, maturata grazie a un precedente lavoro di osservazione svolto dalla squadra di polizia giudiziaria. A indirizzare in maniera decisiva la perquisizione è stato il fiuto di Nelly, il cane antidroga della Questura di Roma, che ha consentito di individuare i nascondigli in cui era custodita una quantità rilevante di sostanze stupefacenti.

La base logistica nascosta tra scale, contatori e cantine

Secondo quanto emerso nel corso dell’operazione, nel mirino degli investigatori erano finiti due uomini italiani, di 22 e 48 anni, ritenuti gravemente indiziati di aver gestito una presunta filiera di detenzione e confezionamento della droga con base logistica all’interno dello stabile. Gli ambienti controllati, almeno in apparenza, non presentavano elementi tali da far pensare a un’attività criminale strutturata, ed è proprio questo dettaglio a restituire la misura della cautela con cui il sistema sarebbe stato organizzato.

Le prime anomalie sono state segnalate da Nelly già lungo le scale. Il primo riscontro concreto è arrivato nel vano contatori, dove gli agenti hanno trovato circa 80 dosi già confezionate tra cocaina e hashish. Un passaggio che ha confermato i sospetti investigativi e ha aperto la strada a controlli più approfonditi negli altri locali condominiali.

La svolta è arrivata poco dopo, quando le chiavi di una cantina, trovate nella disponibilità del più giovane dei due indagati, hanno consentito ai poliziotti di accedere a un locale adiacente. Lì sarebbe stato custodito il cuore dell’attività: circa 50 panetti di hashish, altri frammenti della stessa sostanza, diverse buste di marijuana e 600 dosi di cocaina, confezionate con modalità tra loro compatibili e riconducibili, secondo gli accertamenti, a un’unica filiera operativa.

Il sequestro, gli arresti e i controlli estesi nel quadrante est

Nel medesimo contesto gli agenti hanno rinvenuto anche circa 1.000 euro in contanti e il materiale utilizzato per il confezionamento delle dosi, elementi che rafforzano il quadro investigativo delineato durante il blitz. L’attività di ricerca, inoltre, è proseguita in altri spazi dello stabile, ancora una volta con il supporto dell’unità cinofila, fino all’individuazione di una seconda cantina in cui era nascosto altro stupefacente, preparato secondo modalità analoghe.

Il bilancio complessivo dell’operazione supera i 12 chilogrammi di droga sequestrata, tra hashish e cocaina. Un quantitativo che, per volume e livello di organizzazione riscontrato, suggerisce una struttura di approvvigionamento e distribuzione ben definita, inserita in una rete che avrebbe potuto rifornire un bacino di consumatori ben più ampio del solo contesto di quartiere.

I due uomini arrestati sono stati portati nel carcere di Regina Coeli, a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’ipotesi di reato contestata è quella di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti. Parallelamente, nell’ambito dello stesso dispositivo, il personale impegnato nelle attività di prevenzione ha controllato 26 soggetti sottoposti a misure restrittive domiciliari, mentre la squadra di polizia amministrativa ha ispezionato due esercizi commerciali, i cui esiti sono adesso all’esame della competente Divisione della Questura.

L’operazione conferma un dato noto agli addetti ai lavori: il contrasto allo spaccio nelle aree periferiche passa sempre più spesso da interventi integrati, capaci di unire indagine, presenza sul territorio, controlli amministrativi e strumenti specialistici. In questo caso, il contributo dell’unità cinofila si è rivelato determinante per far emergere una rete che aveva scelto la mimetizzazione come prima forma di difesa.

Resta fermo che le risultanze raccolte appartengono alla fase delle indagini preliminari e che, per gli indagati, vale il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to