Civitavecchia, biodigestore da 120mila tonnellate: chiesta la revoca
13/10/2026
Revocare l'autorizzazione al biodigestore da 120mila tonnellate annue previsto a Civitavecchia e sottoporre il progetto a nuove valutazioni ambientali e sanitarie. È la richiesta emersa il 12 ottobre 2026 durante l'audizione della commissione Urbanistica, politiche abitative e rifiuti del Consiglio regionale del Lazio, presieduta da Laura Corrotti. All'incontro hanno partecipato rappresentanti dei comitati cittadini, amministratori locali, consiglieri regionali e tecnici della Regione, chiamati a esaminare le criticità legate alla realizzazione dell'impianto proposto dalla società Ambienta Lazio.
Biodigestore di Civitavecchia, contestata la capacità dell'impianto
L'audizione è stata richiesta dalla consigliera regionale Alessandra Zeppieri, del Polo progressista, che ha espresso forti perplessità sulle dimensioni del progetto. Il biodigestore avrebbe una capacità di trattamento di 120mila tonnellate di rifiuti organici all'anno, considerata eccessiva rispetto alle necessità del territorio.
Zeppieri ha richiamato anche il quadro regionale, riferendo che nel Lazio sono in corso di realizzazione impianti per una capacità complessiva di circa un milione di tonnellate annue, a fronte di un fabbisogno stimato in 700mila tonnellate. Secondo la consigliera, tale differenza potrebbe determinare un'eccessiva concentrazione di attività di trattamento dei rifiuti nella regione.
Una posizione critica condivisa anche da Emanuela Mari, consigliera regionale di Fratelli d'Italia, che ha ricordato il diniego della Regione alla richiesta di proroga dell'autorizzazione presentata dalla società proponente.
Consegnate 5.700 firme contro il progetto
Durante la seduta, Simona Ricotti, rappresentante del comitato Fermiamo il biodigestore, ha illustrato le preoccupazioni dei residenti per il possibile incremento della pressione ambientale su Civitavecchia.
Il territorio ospita già diverse infrastrutture e attività considerate ad alto impatto, tra cui il porto, le centrali elettriche e il centro chimico. A queste si aggiunge la richiesta di ampliamento della discarica, per una capacità indicata in oltre 420mila tonnellate annue di rifiuti.
Il comitato ha inoltre consegnato simbolicamente alla commissione 5.700 firme raccolte contro la realizzazione del biodigestore. Le nuove adesioni si sommano alle circa 4mila firme già depositate negli anni precedenti, portando a oltre 9.700 il totale delle sottoscrizioni presentate nel corso della mobilitazione.
Il Comune chiede una valutazione dell'impatto sanitario
La posizione dell'amministrazione comunale è stata illustrata dall'assessore all'Ambiente Stefano Giannini e dal presidente della commissione Ambiente del Comune di Civitavecchia, Ismaele De Crescenzo.
Entrambi hanno sollecitato una valutazione di impatto sanitario, seguita da una nuova valutazione di impatto ambientale, per approfondire gli effetti che l'impianto potrebbe produrre su un territorio già interessato da numerose attività industriali e infrastrutturali.
Nel confronto sono intervenuti anche Giancarlo Frascarelli, consigliere metropolitano di Fratelli d'Italia, e Simona Galizia, consigliera comunale dello stesso partito. I due rappresentanti hanno sottolineato la necessità di accompagnare gli approfondimenti tecnici con atti di indirizzo politico.
Marietta Tidei, consigliera regionale di Italia Viva, ha sostenuto la decisione della Regione di non concedere la proroga richiesta da Ambienta Lazio, giudicando sproporzionata la capacità dell'impianto rispetto alle esigenze locali.
Anche Vincenzo D'Antò, del Movimento 5 Stelle, ha espresso contrarietà alla realizzazione del biodigestore, evidenziando la convergenza tra le diverse forze politiche intervenute. Secondo il consigliere, esisterebbero elementi sufficienti per procedere alla revoca dell'autorizzazione.
Autorizzazione e ricorso al Tar: udienza prevista a gennaio
La parte conclusiva dell'audizione è stata dedicata agli aspetti tecnici e amministrativi del procedimento. Marco Rizzuto, rappresentante di Arpa Lazio, ha chiarito che le valutazioni espresse dall'Agenzia hanno riguardato gli aspetti tecnici delle tecnologie previste, con specifiche prescrizioni.
Ferdinando Maria Leone, dirigente regionale dell'area Autorizzazione integrata ambientale, ha invece ricostruito il percorso autorizzativo e la situazione degli impianti di trattamento dei rifiuti organici nel Lazio.
Il dirigente ha spiegato che numerosi impianti autorizzati non sono stati successivamente realizzati, anche a causa della riduzione dei prezzi di lavorazione. Questa situazione contribuisce al permanere del trasferimento dei rifiuti organici prodotti nel Lazio verso strutture situate nelle regioni settentrionali.
Per quanto riguarda Civitavecchia, la Regione aveva richiesto ad Ambienta Lazio una relazione integrativa necessaria per valutare la domanda di proroga dell'autorizzazione. La società ha impugnato tale richiesta davanti al Tribunale amministrativo regionale.
La discussione del ricorso davanti al Tar è prevista per gennaio 2027. Il procedimento amministrativo resta quindi un passaggio determinante per il futuro del progetto, mentre i comitati e i rappresentanti istituzionali contrari all'impianto chiedono che siano approfondite le conseguenze ambientali e sanitarie prima di qualsiasi ulteriore decisione.
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