Caricamento...

Roma Rete News 24 Logo Roma Rete News 24

Tumore ovarico, studio Sapienza individua nuovo bersaglio contro le recidive

22/04/2026

Tumore ovarico, studio Sapienza individua nuovo bersaglio contro le recidive

Un nuovo possibile bersaglio terapeutico per contrastare una delle forme più aggressive di tumore ovarico arriva da uno studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma, che ha individuato un meccanismo molecolare coinvolto nella resistenza ai farmaci a base di platino nel carcinoma ovarico sieroso di alto grado, la forma più frequente di questa neoplasia. La ricerca, pubblicata l’11 febbraio 2026 sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, indica nell’asse formato dalle proteine Pin1 e Notch3 un possibile punto d’attacco per rendere più efficace la chemioterapia e ridurre il rischio di recidiva.

Perché il carcinoma ovarico sieroso di alto grado è tra i più difficili da trattare

Il tumore ovarico resta una delle neoplasie ginecologiche più insidiose, anche perché viene spesso diagnosticato in fase avanzata, quando le possibilità di controllo della malattia si riducono. Tra le diverse forme, il carcinoma ovarico sieroso di alto grado rappresenta circa il 70% dei casi ed è noto per la sua aggressività. Pur mostrando spesso una risposta iniziale alle terapie standard basate sul platino, tende infatti a ripresentarsi in forme più resistenti ai trattamenti. Proprio la resistenza al carboplatino e la frequenza delle recidive sono oggi tra i principali ostacoli clinici.

Partendo da questo quadro, il gruppo coordinato da Saula Checquolo si è concentrato sul ruolo di due proteine già note per il loro coinvolgimento nei processi tumorali: Pin1 e Notch3. L’obiettivo era capire come la loro interazione potesse favorire la capacità delle cellule tumorali di sfuggire agli effetti della chemioterapia e se, intervenendo su questo asse, fosse possibile riaprire uno spazio terapeutico più efficace.

Cosa ha scoperto il gruppo di ricerca coordinato dalla Sapienza

Lo studio, guidato da Maria Valeria Giuli con la collaborazione di Angelica Mancusi e Bianca Natiello, ha utilizzato cellule tumorali, campioni derivati da pazienti, analisi proteiche, simulazioni molecolari e test su modelli cellulari e animali. Dai risultati è emerso che il trattamento con carboplatino favorisce l’attivazione dell’asse Pin1/Notch3, aumentando così la resistenza delle cellule tumorali al farmaco. Quando invece Pin1 viene bloccata, i livelli di Notch3 diminuiscono, le cellule tornano più sensibili alla terapia e il tumore riduce la propria capacità di diffusione.

Il dato più rilevante, sul piano clinico, è che questa via molecolare potrebbe diventare il bersaglio di strategie combinate: alla chemioterapia standard si potrebbero affiancare inibitori specifici di Pin1, con l’obiettivo di migliorare la risposta al trattamento e contenere il rischio di ritorno della malattia. Al momento si tratta ancora di una prospettiva di ricerca preclinica, ma il lavoro fornisce una base concreta per futuri sviluppi terapeutici personalizzati.

Lo studio pubblicato su una rivista del gruppo Nature

L’articolo scientifico, intitolato “Prolyl-isomerase Pin1 drives platinum resistance by regulating Notch3 stability and function in ovarian cancer”, è apparso sul Journal of Experimental & Clinical Cancer Research, rivista open access del gruppo Springer Nature, nel volume 45, articolo 71. Per la ricerca oncologica italiana si tratta di un risultato che aggiunge un tassello importante alla comprensione dei meccanismi che stanno dietro al fallimento terapeutico in uno dei tumori femminili a prognosi più complessa.

Il valore della scoperta, più che in un annuncio immediato di nuove cure, sta nella possibilità di agire su una debolezza biologica del tumore. In un contesto clinico in cui la recidiva del carcinoma ovarico sieroso di alto grado rappresenta ancora il nodo più difficile da sciogliere, individuare bersagli molecolari come l’asse Pin1/Notch3 significa aprire una pista nuova per trattamenti più mirati e, in prospettiva, più efficaci per le pazienti.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to