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Roma, estorsioni con metodo mafioso: 31enne in carcere

19/06/2026

Roma, estorsioni con metodo mafioso: 31enne in carcere

Un trentunenne romano, ritenuto dagli investigatori appartenente a un noto clan della periferia est della Capitale, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per estorsione aggravata dal metodo mafioso. Il provvedimento, emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma, è stato notificato all’uomo nel carcere di Velletri, dove si trovava già detenuto per altra causa.

Indagine su richieste di denaro e minacce nei negozi

L’attività investigativa è stata condotta dagli agenti della Squadra Mobile di Roma e del VI Distretto Casilino, sotto il coordinamento dei magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura della Repubblica. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tra dicembre 2025 e aprile 2026 l’indagato avrebbe preso di mira diversi esercizi commerciali del quadrante sud-est della città, avanzando richieste di denaro accompagnate da minacce e riferimenti alla propria appartenenza familiare.

Il primo episodio contestato sarebbe avvenuto in un bar della zona di Tor Vergata. L’uomo avrebbe chiesto 30 euro alla titolare, poi agli avventori e infine al cognato della donna. Di fronte al rifiuto, secondo l’accusa, avrebbe minacciato di gambizzare quest’ultimo. Gli investigatori indicano anche un dettaglio ritenuto intimidatorio: l’uomo si sarebbe presentato con una mano sporca di sangue, circostanza che avrebbe rafforzato il clima di paura.

Nel mirino anche ferramenta e centro scommesse

Pochi giorni dopo, il trentunenne si sarebbe ripresentato davanti allo stesso bar a bordo della propria auto, in quella che gli inquirenti leggono come una dimostrazione di forza sul territorio. Tra marzo e aprile, secondo la ricostruzione della Polizia, l’attenzione si sarebbe poi spostata su un ferramenta della stessa zona.

In più occasioni l’uomo avrebbe minacciato il titolare, la figlia, il nipote e un dipendente. In un primo episodio avrebbe preteso 150 euro, somma che la figlia del titolare avrebbe consegnato dopo le condotte aggressive e intimidatorie. Due giorni più tardi, tornato nel negozio, avrebbe contestato il prezzo di alcune bombolette spray e si sarebbe impossessato di due bombole di gas liquido approfittando di un momento di distrazione.

La richiesta da 1.700 euro in un centro scommesse

L’ultimo esercizio commerciale indicato nell’indagine è un centro scommesse. In una prima occasione l’indagato avrebbe preteso la restituzione di 1.700 euro, sostenendo di aver perso quella somma giocando, e avrebbe accompagnato la richiesta con atteggiamenti aggressivi. Pochi giorni dopo sarebbe tornato nel locale per chiedere denaro anche agli avventori presenti.

Secondo gli investigatori, le diverse condotte documentate avrebbero delineato un quadro di minacce sistematiche, finalizzate non solo a ottenere denaro, ma anche a consolidare una condizione di assoggettamento delle vittime. I continui richiami alla famiglia e al suo presunto peso criminale sarebbero stati usati, secondo l’accusa, per alimentare la percezione di un controllo sul territorio.

Il quadro indiziario accolto dal gip

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto il quadro indiziario raccolto dalla Polizia di Stato e coordinato dalla Procura, disponendo la custodia cautelare in carcere per il reato di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La misura si inserisce in una fase ancora preliminare del procedimento, nella quale gli elementi raccolti dovranno essere sottoposti alle successive verifiche processuali.

Per completezza, le contestazioni descritte riguardano la fase delle indagini preliminari. Per l’indagato vale quindi il principio di presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo di responsabilità con sentenza irrevocabile di condanna.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to