Roma, confiscati beni per 1,8 milioni a tre membri di clan sinti
21/05/2026
Beni per circa 1,8 milioni di euro sono stati confiscati dalla Polizia di Stato a due uomini e a una donna appartenenti a un clan sinti, in esecuzione di un provvedimento emesso dal Tribunale di Roma, Sezione Misure di Prevenzione, sulla base della normativa antimafia. La decisione arriva dopo il sequestro disposto nel marzo 2024, su proposta congiunta del procuratore della Repubblica di Roma e del questore.
La misura dopo il sequestro del 2024
Il provvedimento rappresenta l’esito di un percorso giudiziario avviato per colpire patrimoni ritenuti illeciti e sottrarre beni al circuito criminale. Il Tribunale, al termine del contraddittorio, ha accertato una forte sproporzione tra i redditi leciti dichiarati e il valore dei beni riconducibili, direttamente o indirettamente, ai destinatari della misura.
Nei confronti della donna, 34 anni, e del cognato, 52 anni, è stata inoltre disposta la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno nel comune di residenza.
Le indagini sul gruppo familiare
Secondo la ricostruzione della Divisione Anticrimine della Questura di Roma, il gruppo si era stabilito prima nel basso Lazio e poi nella Capitale, suddividendo gli affari illeciti con un altro clan sinti collegato.
Gli investigatori attribuiscono ai proposti attività legate a furti e rapine in abitazione commessi in diverse zone d’Italia, con vere e proprie trasferte criminali. Nel quadro investigativo rientrano anche la fabbricazione di documenti falsi, truffe ai danni di anziani o tramite piattaforme online, riciclaggio di veicoli di lusso e intestazioni fittizie.
Società, villa, auto e polizze di pegno
Le indagini patrimoniali, estese su un arco temporale di circa vent’anni, avrebbero documentato l’accumulo e il reinvestimento di proventi illeciti in società, immobili, auto di alta gamma, orologi di lusso e preziosi.
La confisca riguarda quote sociali di due società e di un’impresa attive a Roma nel commercio di veicoli e nella gestione di bar, una villa con piscina a Tivoli, numerose polizze di pegno e undici autovetture.
La Polizia precisa che il provvedimento eseguito riguarda una decisione di primo grado e non è definitivo.
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