Roma, CNA: sei imprenditori su dieci pronti a usare l’AI
24/07/2026
Circa il 60% degli imprenditori interpellati dalla CNA dichiara di voler utilizzare l’intelligenza artificiale, ma chiede assistenza per individuare le applicazioni realmente adatte alla propria azienda. Il dato è stato presentato a Roma durante il convegno “AI e Piccole Imprese”, dedicato agli effetti delle nuove tecnologie sui processi produttivi, sull’organizzazione del lavoro e sulla competitività delle Pmi.
Oltre 2.500 imprese coinvolte nell’indagine CNA
La ricerca, illustrata da Marco Baldi, responsabile dell’Area studi CNA, e da Luca Iaia, responsabile CNA Marketing, deriva da un percorso di analisi condotto direttamente tra le aziende associate. Il primo studio risale al 2024, mentre la seconda indagine, realizzata nel 2025, ha coinvolto oltre 2.500 imprese.
Una terza ricerca, appena completata, si concentra sulla Physical AI, cioè l’applicazione dell’intelligenza artificiale ai sistemi fisici e alle attività produttive. Si tratta di tecnologie capaci di intervenire sull’organizzazione delle lavorazioni, sull’impiego dei macchinari e sulle modalità con cui vengono realizzati beni e servizi.
Secondo Baldi, tra gli imprenditori è diffusa la percezione che l’introduzione dell’AI sia un passaggio difficilmente evitabile. L’interesse riguarda anche le fasce d’età più mature, ma alla disponibilità verso l’innovazione si accompagna la richiesta di un supporto operativo dentro le aziende.
L’ipotesi di consulenti temporanei dedicati all’AI
La CNA propone un modello simile a quello dei Temporary Export Manager: professionisti incaricati di entrare nelle imprese, analizzarne i processi e suggerire le soluzioni tecnologiche più appropriate. L’obiettivo sarebbe evitare acquisti poco utili o investimenti decisi senza una valutazione delle esigenze produttive.
Queste figure dovrebbero comprendere il funzionamento dell’azienda, riconoscere le attività nelle quali l’intelligenza artificiale può generare benefici e tradurre le possibilità tecniche in miglioramenti concreti. Il supporto riguarderebbe quindi la scelta degli strumenti, la loro introduzione nei flussi di lavoro e la valutazione dei risultati ottenuti.
Per la vicepresidente nazionale CNA Nives Canovi, la rappresentanza deve fornire agli imprenditori conoscenze e strumenti che permettano di assumere decisioni consapevoli. La strategia italiana, secondo Canovi, dovrebbe valorizzare le caratteristiche della manifattura nazionale: qualità produttiva, creatività, mestieri e competenze artigiane.
Butti: innovazione senza cancellare l’identità delle imprese
I lavori sono stati aperti dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione, Alessio Butti. Nel suo intervento ha richiamato la strategia italiana per l’intelligenza artificiale, basata su sicurezza, etica, inclusione e sviluppo.
Per il Governo, l’adozione delle nuove tecnologie deve rafforzare le piccole imprese senza cancellarne l’identità. Il modello indicato punta a collegare l’innovazione con il saper fare italiano, la creatività, l’artigianato e la qualità della produzione, mantenendo la persona al centro delle decisioni.
Brando Benifei, eurodeputato e relatore dell’AI Act, ha affrontato il quadro normativo europeo, illustrando il ruolo dell’Unione nell’introduzione di regole sull’utilizzo dei sistemi di intelligenza artificiale. Stefano Micelli, docente di Economia e gestione delle imprese all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha invece esaminato il rapporto tra artigianalità e tecnologie avanzate.
Nel corso del convegno, Micelli ha sostenuto che l’innovazione può nascere dall’incontro tra competenze umane e strumenti tecnologici evoluti, mantenendo un legame tra imprese, lavoro, territori e comunità.
Controllo umano, robotica e responsabilità sui dati
Il tema dell’etica è stato approfondito da Laura Palazzani, docente di Filosofia del diritto all’Università Lumsa, che ha richiamato il principio dell’umanocentrismo. L’utilizzo della tecnologia, ha spiegato, deve rimanere sottoposto al controllo delle persone, anche quando i sistemi acquisiscono un grado elevato di autonomia operativa.
Bruno Siciliano, professore ordinario di Automatica e robotica all’Università Federico II di Napoli, ha parlato di “umanesimo tecnologico”: integrare capacità umane e strumenti automatizzati per alleggerire le attività manuali, ridurre lo stress psicofisico e lasciare maggiore spazio ai compiti creativi.
Emanuela Girardi, presidente di Adra, l’associazione europea per intelligenza artificiale, dati e robotica, ha richiamato le responsabilità connesse all’impiego degli agenti AI nella gestione delle piccole imprese. Delegare un’attività a un sistema intelligente, ha osservato, non trasferisce la responsabilità dell’operazione, che rimane in capo all’azienda e all’imprenditore.
La gestione dei dati richiede quindi regole interne definite e un percorso graduale: partire da progetti circoscritti, sperimentare, sviluppare competenze e ampliare l’utilizzo soltanto dopo aver verificato i risultati. Girardi ha infine richiamato il tema dei costi della cosiddetta token economy, nella quale ogni richiesta ed elaborazione effettuata dai sistemi AI comporta una spesa. Per le imprese sarà quindi necessario valutare con attenzione quando impiegare questi strumenti e in quali attività possano produrre un valore effettivo.
Il segretario generale CNA Otello Gregorini ha assegnato all’associazione il compito di accompagnare le aziende nella trasformazione, mettendo in comune le esperienze maturate dal sistema territoriale. La priorità indicata è governare l’innovazione preservando il valore delle persone e offrendo risposte operative ai bisogni delle piccole imprese.
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