Omicidio Piscitelli, 7 arresti a Roma: contestato il metodo mafioso
10/09/2026
Sette persone sono state raggiunte da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nell’ambito delle nuove indagini sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli, conosciuto come “Diabolik”, ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma. Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Roma ed eseguito congiuntamente dalla Squadra Mobile e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo, riguarda soggetti gravemente indiziati, a vario titolo, di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.
Le indagini sui presunti mandanti dell’omicidio
L’attività investigativa, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura di Roma, ha ricostruito quella che, secondo l’impostazione accusatoria, sarebbe stata la regia criminale alla base dell’uccisione di Piscitelli. Il delitto venne commesso in pieno giorno e, secondo quanto riportato nel provvedimento cautelare, sarebbe stato realizzato con metodo mafioso e con l’obiettivo di agevolare il clan Senese, attivo nell’area in cui avvenne l’omicidio.
Gli investigatori hanno lavorato attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate. Gli elementi raccolti avrebbero fatto emergere un accordo tra differenti gruppi criminali operanti nella Capitale, volto a tutelare interessi legati al traffico di stupefacenti.
Tra le persone indicate dagli inquirenti come presunti promotori e mandanti figurano Michele Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti. Secondo l’ordinanza, Senese avrebbe fornito il proprio assenso all’eliminazione di Piscitelli nell’ambito di contrasti maturati sul controllo dei traffici di droga.
Le posizioni di Bennato e Capriotti
Leandro Bennato viene indicato dagli investigatori come presunto mandante e organizzatore. Avrebbe avuto interesse a estromettere Piscitelli dal mercato della cocaina e ad acquisire maggiore controllo nell’area della Tuscolana. Gli viene inoltre attribuita, in questa fase delle indagini, un’attività di pianificazione logistica e di supporto al killer Raul Esteban Calderon.
Alessandro Capriotti, considerato dagli inquirenti un broker della cocaina, avrebbe invece contribuito a predisporre l’appuntamento al Parco degli Acquedotti. Secondo la ricostruzione accusatoria, sarebbe stato lui a fissare con Piscitelli l’incontro delle 19 del 7 agosto 2019 presso una panchina del parco di via Lemonia, dove il sicario era già appostato.
Le truffe sulla cocaina e l’attentato con il Kalashnikov
Le indagini hanno approfondito anche i contrasti precedenti all’omicidio. Il conflitto tra Capriotti e il gruppo legato a Piscitelli sarebbe nato da due vicende relative all’acquisto di cocaina da fornitori albanesi: una nel 2016, riguardante 14 chilogrammi per un valore di 420.000 euro, e una seconda nel 2018, relativa a 10 chilogrammi.
Piscitelli, secondo gli elementi raccolti dagli investigatori, sarebbe intervenuto per ottenere il pagamento di un debito quantificato in circa 300.000 euro.
Il 23 febbraio 2019, a Rocca di Papa, Arindi Boci ed Enea Carka avrebbero esploso quattro colpi con un fucile d’assalto AK-47 contro la porta d’ingresso della villa di Capriotti. L’azione, secondo l’accusa, sarebbe stata compiuta su mandato di Piscitelli mentre all’interno dell’abitazione si trovava anche la figlia minorenne di Capriotti.
Dopo l’omicidio nuovi progetti di vendetta
La morte di “Diabolik”, secondo la ricostruzione investigativa, avrebbe aperto una nuova fase di contrapposizione tra gruppi criminali. Gli uomini vicini a Piscitelli, ricondotti dagli investigatori alla fazione albanese guidata da Elvis Demce, avrebbero avviato attività di ricerca e pedinamento per individuare i responsabili dell’omicidio.
L’indagine ha fatto emergere elementi relativi a diversi progetti omicidiari e azioni violente: il tentato omicidio di Leandro Bennato, i progetti contro Fabrizio Fabietti e Matteo Costacurta, il tentato omicidio di Giuseppe Molisso e l’aggressione in carcere ai danni di Raul Esteban Calderon.
Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Tutte le persone coinvolte devono pertanto essere considerate innocenti fino a un eventuale accertamento definitivo della responsabilità penale con sentenza irrevocabile, nel rispetto del principio di presunzione di non colpevolezza previsto dall’articolo 27 della Costituzione.
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