Caricamento...

Roma Rete News 24 Logo Roma Rete News 24

Incendi boschivi, ASL Roma 3: fumo pericoloso per la salute

07/08/2026

Incendi boschivi, ASL Roma 3: fumo pericoloso per la salute

Il fumo prodotto dagli incendi boschivi può raggiungere territori distanti centinaia di chilometri dal fronte delle fiamme e provocare conseguenze respiratorie, cardiovascolari e ambientali. A richiamare l’attenzione sui rischi è una rassegna scientifica curata dal dottor Aldo Benevelli, direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL Roma 3, che analizza la composizione delle emissioni, le categorie maggiormente esposte e le precauzioni da adottare nelle aree raggiunte dai pennacchi di fumo.

Siccità e caldo aumentano il pericolo di incendi

L’Italia dispone di circa 11,4 milioni di ettari di superficie forestale ed è il quinto Paese più boscoso dell’Unione europea. Le zone considerate maggiormente vulnerabili comprendono la macchia mediterranea, le Alpi e gli Appennini, dove periodi prolungati senza piogge e temperature elevate possono rendere la vegetazione più secca e facilmente infiammabile.

Le proiezioni indicano entro il 2050 un aumento dell’intensità degli incendi e dell’estensione delle aree bruciate nel continente europeo. Tra le cause vengono indicati il cambiamento climatico, la riduzione delle precipitazioni, le ripetute siccità e il deterioramento delle condizioni delle foreste. Anche la scarsa manutenzione dei terreni privati, l’abbandono delle attività agricole e la proliferazione di parassiti favoriscono l’accumulo di rami, foglie e altro materiale combustibile.

Un ulteriore elemento di rischio è rappresentato dall’espansione degli insediamenti urbani vicino alle aree forestali. Secondo i dati riportati nella rassegna, circa il 90% degli incendi è di origine antropica e l’80% si sviluppa in prossimità delle abitazioni. La propagazione delle fiamme e del fumo dipende inoltre dalla conformazione del terreno, dall’utilizzo del suolo, dalla direzione del vento e dalle inversioni termiche.

Particolato fine, monossido di carbonio e sostanze tossiche

La composizione del fumo cambia in base al tipo di vegetazione coinvolta, all’umidità, alle condizioni della combustione e alla distanza dal luogo dell’incendio. Il principale indicatore utilizzato per valutare l’inquinamento atmosferico è il particolato: circa l’80% delle particelle emesse è costituito da materiale fine, in larga parte carbonioso e con diametro inferiore a un micron.

Queste particelle possono restare sospese nell’aria e spostarsi per lunghe distanze, esponendo anche persone che vivono lontano dall’area direttamente colpita. Gli incendi di maggiore intensità producono inoltre cenere di dimensioni più grandi, mentre nelle immediate vicinanze delle fiamme può essere particolarmente elevata la concentrazione di monossido di carbonio.

Nel fumo possono essere presenti anche anidride carbonica, acroleina, formaldeide, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, metalli pesanti e ossidi di azoto. Le sostanze sprigionate possono cambiare quando l’incendio raggiunge edifici, automobili, depositi o altre strutture contenenti materiali sintetici e prodotti chimici.

I possibili effetti su polmoni, cuore, pelle e gola

Un’esposizione breve può causare irritazione agli occhi e alle vie respiratorie, tosse, mal di gola e difficoltà nella respirazione. Nei soggetti con asma o patologie polmonari croniche il contatto con il fumo può aggravare i sintomi, compromettere temporaneamente la funzionalità dei polmoni e rendere necessario l’accesso al pronto soccorso o il ricovero.

La documentazione analizzata segnala anche possibili infezioni dell’orecchio, irritazioni cutanee, dermatite atopica e prurito. Sono stati inoltre osservati potenziali effetti sul sistema cardiovascolare, tra cui ipertensione, aritmie e altre patologie cardiache, anche se su questo fronte le prove scientifiche disponibili risultano meno omogenee.

Tra le persone maggiormente vulnerabili rientrano neonati, bambini, donne in gravidanza, anziani, pazienti con malattie respiratorie o cardiovascolari, persone con diabete, soggetti immunocompromessi, pazienti in dialisi e cittadini affetti da altre patologie croniche.

Anche le condizioni economiche e abitative possono incidere sul livello di esposizione. Chi vive in alloggi poco isolati, dispone di minori risorse per acquistare dispositivi di protezione o incontra difficoltà nell’accesso alle informazioni e all’assistenza sanitaria può subire conseguenze più pesanti.

Vigili del fuoco esposti anche dopo lo spegnimento

I vigili del fuoco sono la categoria professionale maggiormente esposta. Il contatto con le sostanze pericolose avviene durante l’attacco alle fiamme, nelle operazioni di spegnimento e nelle successive fasi di controllo, bonifica e indagine.

L’esposizione può proseguire anche dopo il rientro in caserma, attraverso fuliggine, acqua di spegnimento e residui depositati su uniformi, attrezzature e veicoli. Stress termico, disidratazione, affaticamento fisico, mancanza di sonno e pressione psicologica possono aumentare i rischi cardiovascolari e coronarici per il personale impegnato sul campo.

La tracciabilità individuale delle esposizioni viene indicata come uno strumento utile per rendere più efficace il monitoraggio medico e garantire controlli e cure adeguati alle condizioni affrontate durante gli interventi.

Danni a suolo, acqua, animali e coltivazioni

Le conseguenze degli incendi proseguono anche dopo lo spegnimento delle fiamme. Ceneri e sostanze tossiche possono depositarsi sul terreno, raggiungere fiumi, laghi e falde e incidere sulla qualità dell’acqua potabile. L’aumento dei nutrienti nelle acque può inoltre favorire la proliferazione di alghe dannose per gli organismi acquatici.

Negli animali il fumo può provocare alterazioni del comportamento, disturbi neurologici, malattie respiratorie e cardiovascolari e riduzione delle difese immunitarie. Sulle piante, i depositi possono ostacolare la germinazione, la crescita e la fotosintesi, con ripercussioni anche sulla resa e sulla qualità delle produzioni agricole.

Le precauzioni nelle zone raggiunte dal fumo

Nelle aree non evacuate ma interessate dai pennacchi, la ASL raccomanda di limitare gli spostamenti e il tempo trascorso all’aperto, mantenere chiuse porte e finestre e arieggiare gli ambienti soltanto quando la qualità dell’aria lo consente. Le prese d’aria possono essere coperte con panni umidi, mentre i sistemi di ventilazione meccanica controllata dovrebbero essere interrotti durante gli episodi più intensi.

È inoltre opportuno evitare sport e attività fisica all’esterno e ridurre le fonti di inquinamento domestico, rinunciando all’uso di incensi, candele e prodotti che generano ulteriore fumo. Le persone fragili esposte direttamente dovrebbero indossare una mascherina filtrante FFP2.

In presenza di tosse persistente, difficoltà respiratorie o altri sintomi occorre contattare il medico di base. Nei casi più gravi, la raccomandazione è chiamare immediatamente il 112.

Annalisa Biasi Avatar
Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to