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Terziario romano: segnali di fiducia in crescita tra stabilità e nuove prospettive

05/02/2026

Terziario romano: segnali di fiducia in crescita tra stabilità e nuove prospettive

La fiducia delle imprese del terziario di Roma Capitale mostra segnali di rafforzamento. È quanto emerge dalla ricerca “Il sentiment delle imprese del terziario di Roma Capitale 2025”, realizzata da Confcommercio Roma in collaborazione con Format Research, con il contributo della Camera di Commercio di Roma, nell’ambito del progetto Lo Sviluppo del Retail. L’indagine restituisce un quadro complessivamente stabile, caratterizzato da una moderata ripresa della fiducia, da aspettative prudentemente positive e da alcune criticità strutturali che continuano a influenzare le decisioni di investimento.

Lo studio prende in esame le imprese del commercio, del turismo e dei servizi attive nella provincia di Roma, osservando sia l’andamento del biennio 2024-2025 sia le previsioni per il 2026. Il risultato è una fotografia realistica di un tessuto economico che, pur muovendosi con cautela, dimostra una capacità di tenuta superiore alla media nazionale.

Fiducia e ricavi: Roma sopra la media nazionale

Nel periodo 2024-2025, quasi il 28% delle imprese del terziario romano dichiara un miglioramento dell’andamento economico, un valore sensibilmente più alto rispetto al dato nazionale, che si ferma al 12%. Oltre la metà delle imprese segnala una situazione stabile, mentre la quota di chi registra un peggioramento resta contenuta e inferiore alla media italiana.

Lo sguardo rivolto al biennio 2026-2027 conferma un clima di fiducia in progressivo consolidamento. Quattro imprese su dieci prevedono un miglioramento dell’attività economica, quasi la metà ipotizza una sostanziale stabilità e solo una minoranza teme un peggioramento. Anche sul fronte dei ricavi il terziario romano mostra una dinamica relativamente più favorevole, con attese di recupero della redditività media per impresa nel corso del 2026.

Occupazione e investimenti: prudenza, ma con basi solide

Dal punto di vista occupazionale, la situazione appare improntata alla continuità. Nel biennio analizzato, oltre il 70% delle imprese ha mantenuto invariato il numero di addetti, mentre le previsioni per il 2026 indicano una lieve propensione alla crescita, più orientata al consolidamento delle strutture esistenti che a espansioni rapide.

Gli investimenti restano selettivi, ma mirati. Nel 2025 poco più di un terzo delle imprese ha investito, spesso ricorrendo anche al credito bancario. Le priorità individuate parlano chiaro: formazione del personale, attrezzature, marketing e digitalizzazione rappresentano i principali ambiti di intervento, segno di una strategia orientata al rafforzamento delle competenze e all’efficienza operativa piuttosto che a scelte speculative.

Burocrazia e costi: i nodi ancora irrisolti

Accanto agli elementi positivi, permangono ostacoli che frenano la propensione a investire. La complessità burocratica e normativa emerge come il principale fattore critico, seguita dal costo degli investimenti e dal rischio d’impresa percepito come elevato. Tempi lunghi per autorizzazioni, incertezza della domanda e limiti nelle risorse finanziarie completano un quadro che richiede interventi strutturali.

In questo contesto, il ruolo delle associazioni di rappresentanza diventa centrale nel supportare le imprese, offrendo orientamento e servizi capaci di ridurre il peso degli adempimenti e accompagnare i percorsi di crescita.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.