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KR70M16 – Naufrago senza nome: al Teatro India la memoria che pretende un volto

26/01/2026

KR70M16 – Naufrago senza nome: al Teatro India la memoria che pretende un volto

C’è un teatro che, quando funziona davvero, non si limita a “raccontare” una storia: rimette in circolo domande che la cronaca consuma in fretta, e che la burocrazia tende a ridurre a sigle, numeri, archivi. KR70M16 – Naufrago senza nome arriva al Teatro India in prima nazionale dal 28 gennaio al 1° febbraio 2026, con la scrittura, la regia e l’interpretazione di Saverio La Ruina, affiancato in scena da Dario De Luca e Cecilia Foti.

Il titolo è già un colpo secco, perché espone la freddezza di una classificazione: una vita interrotta trasformata in codice. Ed è proprio contro questo gelo che lo spettacolo lavora, cercando un varco per restituire alla vittima una biografia, una voce, un posto nel mondo che non sia soltanto una casella compilata.

Un codice che diventa persona: cosa significa KR70M16

La sigla “KR70M16” porta con sé una logica amministrativa, quasi da cartellino: KR come provincia, 70 come progressivo del ritrovamento, M come genere maschile, 16 come età. È la forma estrema della spersonalizzazione, quella che arriva quando non c’è nome, non c’è famiglia che possa riconoscere, non c’è un corpo su cui fare lutto; resta soltanto un’etichetta. La Ruina prende quel marchio e lo rovescia: non per “poetizzare” la tragedia, ma per ricordare che dietro una sigla c’è una persona, e che la cancellazione dell’identità è spesso l’ultima violenza.

La vicenda si innesta nel dramma del Mediterraneo, mare di rotte e di confini che, troppe volte, restituisce esistenze spezzate senza restituire un volto riconoscibile. Lo spettacolo non rinuncia a lampi d’ironia, ma li usa come lama sottile: serve a far respirare la scena, non a rendere digeribile l’orrore.

L’incontro nel cimitero: migrazione e Shoah nello stesso spazio teatrale

La struttura si muove in una dimensione visionaria, con un incontro in un cimitero tra una vittima della migrazione clandestina e una della Shoah: due storie lontane nel tempo, unite da una stessa ferita, quella di chi viene inghiottito dall’oblio o ridotto a numero. Il teatro, qui, diventa rito laico di riconoscimento: non assolve, non consola, ma rifiuta l’idea che esistano morti “minori”, vite che si possano archiviare senza pronunciarle.

Per informazioni e prenotazioni, il riferimento è il sito ufficiale del Teatro di Roma, dove lo spettacolo è inserito nella stagione 2025–2026 e dove sono pubblicate le repliche

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.