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Anzio-Nettuno, estorsione tra ex amici: due fratelli ai domiciliari con braccialetto

27/01/2026

Anzio-Nettuno, estorsione tra ex amici: due fratelli ai domiciliari con braccialetto

Un rapporto di amicizia trasformato in una leva di pressione, una richiesta di “risarcimento” che cresce settimana dopo settimana fino a diventare un meccanismo di paura e controllo. È il quadro che la Polizia di Stato riferisce al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Velletri e condotta dal Commissariato di P.S. Anzio-Nettuno, culminata nell’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di due fratelli di 25 e 28 anni, gravemente indiziati, in concorso tra loro, del reato di estorsione.

L’origine della vicenda viene collocata nel gennaio 2025, quando sarebbero iniziate le pretese economiche nei confronti di altri due uomini, a loro volta fratelli, con cui in passato i due indagati avrebbero intrattenuto un legame di frequentazione. La giustificazione addotta per le richieste di denaro sarebbe stata la presunta “perdita” di due motocicli di proprietà degli indagati, circostanza lamentata dal fratello più grande mentre era ristretto in carcere per un altro reato.

La “regia” dal carcere e la pretesa di un risarcimento fuori scala

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il fratello detenuto avrebbe esercitato una funzione di regia: da lì avrebbe orientato le azioni del fratello in libertà, che avrebbe iniziato a pretendere un pagamento dagli ex amici, ritenendoli responsabili di quanto accaduto. La ricostruzione parla di due episodi distinti: da un lato uno scooter privo di targa identificativa, che gli “amici” avrebbero abbandonato in strada sostenendo di non averlo riconosciuto come appartenente ai due; dall’altro un motociclo precedentemente prestato, come segno di un rapporto stretto, e poi sequestrato dalle Forze dell’Ordine.

Su queste basi sarebbe maturata una rivendicazione economica che, nel tempo, si sarebbe gonfiata fino a raggiungere 8.300 euro, cifra ritenuta ampiamente superiore al valore di mercato dei due mezzi. È un passaggio rilevante perché, nelle dinamiche estorsive, l’importo non è soltanto un dato contabile: diventa un vincolo, un modo per tenere la vittima dentro una trappola che si alimenta di urgenza e colpa indotta.

La “paghetta” settimanale e le reazioni violente al mancato pagamento

Le vittime, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero finito per adottare una routine forzata: versare ai due fratelli una sorta di “paghetta” settimanale, non tanto per convinzione, quanto per evitare ritorsioni. Il “giorno di paga” avrebbe assunto il valore di una scadenza imposta, e proprio il mancato rispetto di quel calendario avrebbe più volte innescato reazioni violente.

Le aggressioni e gli atti intimidatori, sempre stando alla ricostruzione, sarebbero stati materialmente messi in atto dal fratello libero, mentre quello detenuto avrebbe continuato a esercitare un ruolo di indirizzo. L’escalation avrebbe coinvolto anche un terzo fratello delle vittime, che sarebbe intervenuto pagando il residuo richiesto nel tentativo di chiudere la controversia e riportare la situazione su un piano di sicurezza.

L’ordinanza del Gip e la fase procedimentale

Il quadro indiziario emerso durante l’attività investigativa è confluito nell’ordinanza del Gip presso il Tribunale di Velletri, che ha disposto per i due indagati la misura cautelare degli arresti domiciliari, con l’aggravamento dell’utilizzo del braccialetto elettronico. A eseguire il provvedimento sono stati gli agenti dello stesso Commissariato di P.S. Anzio-Nettuno.

Resta fermo, come ricordato nella comunicazione, che le risultanze descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che per gli indagati vale il principio di presunzione di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.