Strade del vino e dell’olio nel Lazio: la Regione riscrive le regole e mette risorse per promozione e percorsi
14/01/2026
In VIII Commissione “Agricoltura, Ambiente” del Consiglio regionale del Lazio è arrivata sul tavolo una proposta che parla di territori prima ancora che di prodotti: la Proposta di legge regionale n. 219 (11 luglio 2025), dedicata alla “Disciplina delle strade del vino e dell’olio extravergine di oliva”. A presiedere i lavori Giulio Menegali Zelli Iacobuzi (Fratelli d’Italia); a illustrare il testo, in prima persona, l’assessore Giancarlo Righini, che in Giunta tiene insieme bilancio, programmazione economica e deleghe agricole. L’argomento è noto agli operatori, ma il passaggio che cambia la partita sta nell’impostazione: non una somma di iniziative sparse, bensì un impianto che prova a rendere riconoscibile l’offerta, lungo itinerari organizzati e verificabili.
Perché una nuova legge: meno frammentazione, standard chiari, governance più leggera
La motivazione politica dichiarata è diretta: la normativa regionale in vigore viene considerata datata e poco aderente al modo in cui oggi si muovono agricoltura, turismo ed enogastronomia; di conseguenza la proposta punta a superare un quadro frammentato e a introdurre strumenti più lineari per valorizzare produzioni vitivinicole e olivicole di qualità insieme ai luoghi che le esprimono.
Nel disegno della legge, “Strade” significa percorsi territoriali organizzati dentro aree caratterizzate da denominazioni di origine o indicazioni geografiche, con un’attenzione esplicita all’integrazione con beni culturali, paesaggistici e ambientali. L’architettura organizzativa ruota attorno a pochi snodi: un Comitato promotore per proposta e disciplinare; un Comitato di gestione senza scopo di lucro per funzionamento e promozione; un Elenco regionale con funzioni anche di monitoraggio; un Tavolo regionale per coordinare Regione, Strade e Arsial. L’idea è aumentare rappresentatività e coordinamento, riducendo passaggi burocratici che, sul campo, finiscono per consumare tempo e risorse degli operatori.
Fondi, segnaletica e promozione: la leva economica e il contesto culturale
Righini ha legato la riforma a un sostegno finanziario dichiarato: 500 mila euro per il 2026 e 750 mila euro per il 2027, da indirizzare su azioni concrete come segnaletica, comunicazione, partecipazione a fiere, valorizzazione delle produzioni autoctone.
Nel ragionamento dell’assessorato, il contesto culturale serve a dare ampiezza alla misura: la Regione richiama la candidatura della cucina italiana, poi riconosciuta dall’UNESCO come patrimonio culturale immateriale, come cornice capace di rafforzare attrattività e reputazione dei percorsi enogastronomici. Allo stesso tempo, la discussione si aggancia a un calendario identitario forte, quello delle celebrazioni francescane legate all’ottavo centenario del Transito di San Francesco, indicato come occasione per strutturare itinerari diffusi che uniscano luoghi, comunità e produzioni.
In Commissione sono arrivati apprezzamenti espliciti sia dalla presidenza sia dai consiglieri di maggioranza intervenuti; e, sul piano procedurale, è stato fissato un termine per chiedere l’inserimento nel calendario delle audizioni: un passaggio che, per consorzi e operatori, può diventare il momento in cui incidere su standard, perimetri e criteri di accesso alla futura rete.