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Sapienza firma la Carta d’Assisi: l’università come “ponte di pace” tra saperi, città e mondo

01/03/2026

Sapienza firma la Carta d’Assisi: l’università come “ponte di pace” tra saperi, città e mondo
fonte: sito ufficiale Sapienza Università di Roma

Sapienza Università di Roma entra nel gruppo di atenei italiani ed europei che hanno scelto di sottoscrivere “Università, ponti di pace” – la Carta d’Assisi, un documento che richiama le università a un ruolo pubblico esplicito: non soltanto produrre conoscenza, ma metterla al servizio del dialogo, della convivenza e della costruzione di società aperte. È una firma che pesa perché riguarda l’identità stessa delle universitas: comunità nate per connettere discipline, persone e linguaggi, capaci – quando funzionano davvero – di disinnescare stereotipi e semplificazioni con gli strumenti della ricerca e dell’educazione.

La Carta insiste su un punto spesso trascurato nel dibattito: la pace non è una parola “morale” da citare nelle cerimonie, ma un campo di competenze che si insegna, si sperimenta e si valuta, dentro percorsi formativi pazienti e responsabili, dove il pensiero critico diventa pratica quotidiana.

Dalle dichiarazioni alle azioni: cosa chiede la Carta agli Atenei

Il documento propone un percorso concreto, costruito su impegni verificabili. Da un lato, corsi di laurea e competenze specifiche utili a comprendere le radici dei conflitti e a immaginare percorsi di riconciliazione; dall’altro, insegnamenti trasversali, accessibili in ogni area disciplinare, con l’idea che nessun sapere sia neutro rispetto alle conseguenze sociali che produce. Non è una chiamata “umanistica” rivolta a pochi dipartimenti: la Carta suggerisce che anche scienze, tecnologia, economia, diritto, comunicazione possano orientarsi a una cultura della pace, proprio perché incidono sulle scelte collettive.

Tra le azioni indicate ci sono inoltre centri di studio permanenti, pensati come luoghi di ricerca, documentazione e riflessione a disposizione anche della società civile, e reti internazionali capaci di superare la logica delle divisioni nazionali, creando comunità di ricerca e di pratica. In filigrana, un messaggio semplice: l’università perde credibilità quando resta chiusa, la rafforza quando diventa infrastruttura di dialogo.

Il ruolo di Sapienza: ricerca, alta formazione e alleanze educative

Nella dichiarazione della rettrice Antonella Polimeni emerge un’idea precisa: la pace come progetto collettivo “da insegnare e praticare”, non come etichetta. Sapienza rivendica esperienze già in corso e le colloca dentro l’orizzonte della Carta. Tra queste, il Dottorato in Peace Studies, coordinato nell’ambito della Rete delle Università italiane per la Pace, presentato come percorso di alta formazione innovativo, dedicato alle dinamiche del conflitto e alla costruzione della pace.

Accanto alla dimensione accademica, l’ateneo richiama il lavoro di connessione con i giovani e con il territorio. Un esempio citato è la recente Conferenza nazionale delle Scuole di Pace, che ha riunito reti educative dalla scuola dell’infanzia all’università e una platea ampia di dirigenti, docenti, ricercatori ed esperti provenienti da molte città e regioni. È qui che la firma assume un significato ulteriore: non solo adesione a un testo, ma consolidamento di una filiera educativa che lega scuola, università e società civile, nel tentativo di rendere il dialogo un’abitudine e non un’eccezione.

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Annalisa Biasi

Autrice di articoli per blog, laureata in Psicologia con la passione per la scrittura e le guide How to