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Roma, nuove regole per il suolo pubblico: oltre 2.700 domande per adeguarsi al regolamento OSP

06/04/2026

Roma, nuove regole per il suolo pubblico: oltre 2.700 domande per adeguarsi al regolamento OSP

Con la chiusura dei termini per la presentazione delle istanze di adeguamento al nuovo regolamento sull’occupazione di suolo pubblico, Roma entra in una fase che può incidere in modo visibile sull’immagine della città, soprattutto nelle aree più esposte alla pressione turistica e commerciale. I numeri restituiscono con chiarezza la portata del passaggio: sono circa 2.700 le richieste complessivamente arrivate agli uffici, con una concentrazione molto marcata nel I Municipio, dove si contano oltre 1.200 domande, e nel II Municipio, che ne registra 370, con San Lorenzo tra i quartieri più coinvolti.

Non si tratta di un semplice adempimento amministrativo. Il nuovo regolamento OSP punta infatti a ridisegnare il rapporto tra attività economiche e spazio urbano, intervenendo su uno dei temi più sensibili per una città come Roma: l’equilibrio tra vitalità commerciale, tutela del paesaggio e qualità dello spazio pubblico. Il cuore della riforma sta proprio qui, nella volontà di superare una lunga stagione segnata da soluzioni improvvisate, strutture eterogenee e allestimenti che, in molti casi, hanno finito per alterare l’identità visiva di strade e piazze di pregio.

Centro storico e quartieri strategici al centro della trasformazione

La distribuzione delle domande conferma che il cambiamento interesserà prima di tutto le zone dove la presenza di dehors, tavoli all’aperto e strutture temporanee ha assunto un peso rilevante nel disegno urbano quotidiano. Il I Municipio rappresenta il punto più delicato di questa trasformazione, perché comprende una parte consistente del centro storico e alcune delle aree più riconoscibili della Capitale. Subito dopo si colloca il II Municipio, dove il caso di San Lorenzo mostra come il tema non riguardi soltanto il centro monumentale, ma anche quartieri ad alta densità di locali, ristorazione e vita serale.

L’obiettivo dichiarato dell’amministrazione è eliminare quello che viene definito l’“effetto arlecchino”, una formula che fotografa bene la frammentazione visiva prodotta dalla moltiplicazione di gazebo in plastica, coperture disomogenee e arredi privi di coerenza tra loro. La nuova disciplina punta invece a privilegiare elementi più ordinati e compatibili con il contesto, nel tentativo di restituire uniformità estetica a luoghi simbolici come via Veneto, piazza Navona e altre strade del tessuto storico romano.

Il tema, naturalmente, non riguarda soltanto l’aspetto formale. Dietro la questione del decoro urbano si muove anche un’idea più ampia di gestione dello spazio pubblico, che chiama in causa la fruibilità delle vie, la vivibilità dei quartieri e il modo in cui il paesaggio urbano viene percepito da residenti, visitatori e operatori economici. In una città che vive anche della propria immagine, l’assetto degli spazi esterni non è un dettaglio secondario, ma un elemento che contribuisce in modo diretto alla qualità complessiva dell’esperienza urbana.

Decoro, attività economiche e fase di transizione

Su questo passaggio è intervenuto anche Sergio Paolantoni, presidente di Fipe Confcommercio Roma, che ha definito il percorso avviato come lungo ma necessario. La posizione espressa dall’associazione mette in luce un punto centrale del confronto: la riqualificazione dello spazio pubblico non può essere letta come una misura contro le attività, ma come un processo che deve tenere insieme qualità estetica, sostenibilità economica e rispetto del contesto urbano.

Il nodo sta proprio nel trovare un equilibrio credibile tra esigenze diverse. Da una parte c’è la necessità di tutelare il profilo architettonico e paesaggistico della città, evitando che il suolo pubblico venga occupato con modalità incoerenti o invasive. Dall’altra resta il ruolo che bar, ristoranti e pubblici esercizi svolgono nel tessuto economico e sociale di Roma, soprattutto in quartieri dove rappresentano un presidio quotidiano, un fattore di attrattività e una componente importante dell’economia locale.

Paolantoni ha richiamato con nettezza anche il tema della responsabilità degli operatori, osservando che chi non rispetta regole e decoro finisce per danneggiare insieme la città e la propria attività. È una linea che prova a spostare il confronto dal terreno dello scontro a quello della qualità condivisa: difendere la bellezza di Roma, in questa prospettiva, non significa comprimere il commercio, ma mettere il settore nelle condizioni di crescere dentro un quadro più ordinato e più rispettoso del valore dei luoghi.

Confcommercio Roma ha ribadito la volontà di accompagnare gli esercenti in questa fase di adeguamento, collaborando con le istituzioni per favorire soluzioni equilibrate. Nei prossimi mesi sarà proprio l’attuazione concreta del regolamento a misurare la tenuta del nuovo assetto. La sfida sarà trasformare una norma urbanistica in un cambiamento riconoscibile nello spazio cittadino, capace di ridurre il disordine accumulato negli anni e di restituire maggiore coerenza a una città che, più di molte altre, vive sul rapporto stretto tra bellezza, funzioni urbane e identità pubblica.

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Fabiana Fissore

Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.