Roma, approvato il piano urbanistico per Fosso dell’Osa: infrastrutture e servizi per un quartiere da ritrovare
di Redazione
17/10/2025
L’Assemblea Capitolina ha approvato il piano di recupero urbanistico del nucleo ex abusivo di Fosso dell’Osa, nel territorio del Municipio VI, chiudendo un capitolo rimasto aperto per anni. Dopo il via libera della Giunta a luglio, l’atto consente di regolarizzare il tessuto edilizio e avviare interventi infrastrutturali in un’area dove, fino a oggi, mancavano elementi fondamentali di urbanizzazione.
Un piano per colmare un vuoto storico
Il progetto prevede una serie di opere che cambieranno radicalmente il volto del quartiere: nuove strade, marciapiedi, illuminazione pubblica, rete fognaria, edifici scolastici, spazi verdi e un centro polivalente. Obiettivi concreti che restituiranno funzionalità e vivibilità a un territorio cresciuto senza una pianificazione coerente.
“Con questo atto restituiamo dignità a tante famiglie – ha dichiarato la presidente dell’Assemblea Capitolina Svetlana Celli –. Dopo anni di abbandono, finalmente si potranno realizzare infrastrutture di base e servizi pubblici, ma anche dare un’identità ufficiale al quartiere con l’approvazione del toponimo Fosso dell’Osa”.
Veloccia: “Roma cresce se investe nelle sue periferie”
Per l’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, l’approvazione del piano “permette di sanare una difformità e di proseguire il percorso di riqualificazione avviato con la rete idrica, che ha finalmente garantito l’allaccio all’acqua potabile per oltre 1.100 residenti dopo dieci anni di attesa”. Veloccia ha ricordato come il Comune abbia superato numerosi ostacoli amministrativi per portare avanti un progetto di equità territoriale: “Roma potrà continuare a crescere solo se colmerà il gap tra il centro e le aree periferiche”.
L’intervento su Fosso dell’Osa diventa così un esempio di rigenerazione pragmatica, che affronta le fragilità di quartieri nati ai margini della pianificazione urbana e restituisce infrastrutture, servizi e senso di appartenenza a una comunità che per anni ha vissuto in condizioni precarie.