Rapine lampo a Roma tra gioiellerie e Poste: due arresti dopo un’indagine della Squadra Mobile
25/02/2026
Volti coperti, pistola in pugno, fughe pianificate su scooter rubati con targhe alterate: una sequenza rapida, pensata per lasciare poco tempo alle vittime e ancora meno agli investigatori. Eppure quella scia, fatta di colpi consumati in pochi minuti e di panico seminato tra dipendenti e clienti, è stata ricostruita tassello dopo tassello dalla Polizia di Stato. La Squadra Mobile di Roma, sotto il coordinamento della Procura – Dipartimento criminalità diffusa e grave – ha individuato i presunti responsabili in un 31enne e un 44enne romani, oggi gravemente indiziati in concorso dei reati di rapina aggravata, furto e ricettazione. Per entrambi è scattata l’esecuzione di una custodia cautelare in carcere, disposta dal GIP del Tribunale di Roma.
Viale Eritrea: il colpo in gioielleria e il bottino oltre i 100mila euro
L’indagine prende avvio nel marzo 2024, dopo un episodio considerato particolarmente violento in viale Eritrea. Due uomini, con il volto travisato, fanno irruzione in una gioielleria grazie alla complicità di una giovane donna che avrebbe “spianato la strada”. In pochi istanti, la rapina assume toni brutali: arma puntata contro i dipendenti, minacce e spintoni alla titolare, fino a scaraventarla a terra. Il bottino, secondo la ricostruzione, supera i centomila euro.
Le immagini di videosorveglianza e l’attività tecnica svolta successivamente consentono di ricostruire la dinamica con precisione e, soprattutto, di inserirla in un quadro più ampio, fatto di modalità operative ripetute.
Corso Francia: un secondo raid “fotocopia” in un ufficio postale
A poche settimane di distanza, un altro colpo avviene in un ufficio postale in corso Francia, con un copione quasi sovrapponibile: due uomini armati e travisati entrano, minacciano il personale e costringono alla consegna del denaro in cassa, per poi fuggire con un bottino di oltre mille euro.
È a questo punto che l’indagine, da episodio singolo, diventa ricostruzione di metodo. Gli investigatori individuano un modello ricorrente: scooter rubati poco prima delle rapine, targhe manipolate e un piano di fuga studiato per dileguarsi in pochi attimi tra le strade della Capitale, rendendo più complessa l’identificazione immediata.
Video, riscontri tecnici e il “cerchio che si stringe”
Il passaggio decisivo arriva dal confronto tra le immagini estrapolate dai sistemi di videosorveglianza dei diversi esercizi e dall’approfondimento tecnico sviluppato durante l’attività investigativa. L’insieme degli elementi raccolti viene ritenuto sufficiente a delineare un quadro indiziario che la Procura porta al vaglio del giudice: il GIP accoglie l’impostazione nell’ordinanza e dispone la misura cautelare.
I due uomini si trovano ora in carcere, mentre l’inchiesta – come previsto dalla legge – resta nella fase delle indagini preliminari. Per questo vale la precisazione doverosa: per gli indagati vige la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Fabiana Fissore è web editor e creator di contenuti dedicati a lifestyle urbano ed eventi locali. Racconta la città con uno stile fresco e coinvolgente, a stretto contatto con il territorio.