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“Notargiacomo in velocità” al Mattatoio: un’antologica pubblica per leggere cinquant’anni di ricerca

20/01/2026

“Notargiacomo in velocità” al Mattatoio: un’antologica pubblica per leggere cinquant’anni di ricerca

Dal 27 gennaio il Mattatoio di Roma, Padiglione 9a, ospita “Notargiacomo in velocità”, mostra a cura di Marco Tonelli che attraversa la produzione di Gianfranco Notargiacomo (Roma, 1945) dal 1971 a oggi. L’operazione ha un peso specifico preciso: è la prima personale antologica in uno spazio pubblico romano dedicata all’artista, con una sola eccezione rilevante alle spalle, l’installazione Le nostre divergenze (1971) esposta alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea nel 2009. Qui, invece, la traiettoria si allarga: non un singolo episodio, ma una lettura estesa, fatta di cicli, salti tecnici, ritorni di segno, e di quella “velocità” che dà il titolo e insieme funziona da chiave interpretativa.

La mostra è visitabile fino al 15 marzo e l’ingresso è gratuito. Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e da Azienda Speciale Palaexpo, è realizzata da Palaexpo con Associazione Palatina: una filiera istituzionale che, senza enfasi, segnala la volontà di collocare Notargiacomo dentro una narrazione cittadina più ampia, fuori dal recinto della sola memoria di galleria.

Un percorso romano: dalle gallerie storiche ai grandi cicli

Notargiacomo, laureato in filosofia, esordisce nel 1969 con opere relazionali ante litteram alla Galleria Arco d’Alibert, e negli anni Settanta consolida la presenza nelle gallerie che hanno costruito un pezzo di storia dell’arte contemporanea a Roma: La Tartaruga di Plinio De Martiis, La Salita di Gian Tomaso Liverani. Questo passaggio non è un dato anagrafico: è un contesto di formazione e di confronto, dove l’artista misura la propria grammatica con un ambiente che allora era laboratorio e arena, più che vetrina.

L’allestimento al Mattatoio sceglie di raccontare quel percorso anche attraverso i cicli pittorici monumentali, richiamando lavori come Tempesta e Assalto (1980), Il Caos e Giganti (1995), Pittura Estrema (1999). Sono titoli che già contengono una tensione fisica: l’idea di una pittura che non si limita a rappresentare, ma “agisce”, avanza, si carica di energia e conflitto.

La “velocità” come tecnica, poetica, postura

Il percorso si apre con Roma assoluta (2003): una veduta aerea della città attraversata da fulmini e saette, segni che funzionano come idioletto dell’artista, quasi una firma più che un motivo decorativo. È anche un gesto di appartenenza: Roma non compare come sfondo neutro, ma come materia emotiva, “assalita” e insieme celebrata, in un omaggio che non somiglia a una cartolina.

La mostra continua alternando linguaggi e materiali: dagli omìni in pongo colorato di Le nostre divergenze (1971) a tre grandi Takéte (1995), una sorta di pittura/scultura dal respiro futurista; dalle opere come 1945 (1983), dove la lamiera diventa protagonista, fino alle pitture fluorescenti più recenti, tra cui Quarantaminuti (dal 2023). Qui la “velocità” non è soltanto il tema: è un modo di costruire l’immagine, una pressione sul gesto, una scelta di rischio formale che attraversa decenni e cambia pelle senza perdere intensità.

Documenti e fotografie: la carriera come cronologia visibile

Una sezione è dedicata ai documenti fotografici: testimonianze di momenti salienti, dagli allestimenti nelle gallerie romane agli incontri determinanti, fino alle partecipazioni alla Biennale d’Arte di Venezia (1982, 1986, 2011). È un materiale che non serve a “nobilitare” la mostra con un curriculum, ma a rendere leggibile la continuità di una presenza: l’artista nel tempo, l’artista nelle relazioni, l’artista nelle istituzioni.

Dove e quando: Mattatoio di Roma, Padiglione 9a — dal 27 gennaio al 15 marzo. Ingresso gratuito.

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Andrea Bianchi

Autore di articoli di attualità, casa e tech porto in Italia le ultime novità.