Libri Come 2026, a Roma la Festa del Libro sceglie la democrazia come parola guida
13/03/2026
i sono festival che si limitano a riunire autori, editori e lettori attorno ai libri, e ce ne sono altri che provano a fare qualcosa di più ambizioso: usare la cultura come uno strumento per leggere il presente, interrogarlo, metterlo in discussione. Libri Come – Festa del Libro e della Lettura, in programma dal 20 al 22 marzo 2026 all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, appartiene con chiarezza a questa seconda categoria. La manifestazione, prodotta dalla Fondazione Musica per Roma e giunta alla sua diciassettesima edizione, torna infatti con una parola-manifesto che non ha nulla di ornamentale e che, anzi, impone subito un’assunzione di responsabilità: Democrazia.
La presentazione ufficiale della rassegna si è svolta oggi nello stesso Auditorium che ospiterà gli incontri, alla presenza dell’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, dell’amministratore delegato della Fondazione Musica per Roma Raffaele Ranucci, dei curatori Michele De Mieri, Rosa Polacco e Marino Sinibaldi, oltre all’artista Alice Pasquini, chiamata quest’anno a tradurre visivamente il tema del festival. La scelta della parola guida arriva dopo edizioni dedicate a concetti come felicità, libertà, potere, umanità e pace, e sposta il baricentro su un terreno più esposto, più controverso, certamente più urgente.
Una parola esigente per raccontare il presente
La democrazia, nel programma di Libri Come 2026, non viene trattata come una formula istituzionale o come un principio astratto da celebrare. Diventa invece un dispositivo culturale, un luogo di confronto, un campo di tensioni in cui si incontrano politica, informazione, scuola, migrazioni, conflitti internazionali, criminalità, scienza e partecipazione pubblica. È una scelta che conferisce al festival un profilo preciso, quasi militante nel senso più alto del termine, perché prova a riportare il libro dentro il dibattito civile, sottraendolo alla dimensione innocua dell’intrattenimento culturale.
Nelle parole di Massimiliano Smeriglio il libro viene descritto come uno spazio di conoscenza, incontro e inclusione, capace di restituire alla collettività un esercizio concreto di confronto e comprensione. L’osservazione coglie un punto sostanziale: in una società dominata dalla frammentazione dell’attenzione e dall’isolamento individuale, la lettura condivisa e discussa in pubblico può ancora rappresentare una forma di educazione alla convivenza democratica. Anche Raffaele Ranucci insiste su questa dimensione, definendo la democrazia una parola che riguarda tutti, dentro e fuori le istituzioni, e attribuendo al festival la funzione di spazio aperto, plurale, capace di interpretare la complessità del tempo presente.
Tre giorni di incontri tra politica, letteratura e società
Il programma si annuncia fitto e costruito con una logica coerente attorno alla parola dell’anno. Tra gli appuntamenti più significativi c’è, già nella giornata inaugurale di venerdì, la presentazione della nuova edizione di “Democrazia e definizioni” di Giovanni Sartori, con Giuliano Amato e Luca Verzichelli, omaggio a un classico della scienza politica che torna a interrogare il presente a quasi settant’anni dalla sua pubblicazione.
Sabato mattina il confronto tra Yascha Mounk ed Ezio Mauro, moderato da Agnese Pini, porterà il discorso sullo stato della democrazia in Europa e negli Stati Uniti, mentre nello stesso giorno Ece Temelkuran affronterà il rapporto tra democrazia e migrazioni insieme a Marianna Aprile, e Anne Applebaum discuterà di democrazia e autocrazie con Annalisa Cuzzocrea. Il programma, nel suo insieme, mostra una capacità rara di tenere insieme registri differenti: il ragionamento teorico e l’attualità politica, il respiro internazionale e il confronto con le fragilità italiane.
A questa trama si aggiungono la lezione di Massimo Recalcati su democrazia e scuola, quella di Roberto Saviano su democrazia e criminalità, l’intervento di David Quammen su democrazia e scienza, il dialogo tra Tahar Ben Jelloun e Paola Caridi dedicato alla relazione tra Israele e mondo arabo, e quello tra Luciano Fontana e Marino Sinibaldi su democrazia e giornali, in occasione dei 150 anni del Corriere della Sera. Il risultato è un mosaico che non pretende di offrire una definizione univoca della democrazia, ma ne mette in luce la natura complessa, instabile, continuamente negoziata.
Il festival come spazio civile, tra scuole, mostre e lettura condivisa
Un aspetto importante della manifestazione riguarda la sua capacità di allargare il perimetro del dibattito oltre la formula tradizionale dell’incontro con l’autore. Anche quest’anno, infatti, sono previsti appuntamenti per le scuole e per i giovani lettori, confermando l’idea che un festival letterario possa avere anche una funzione pedagogica e civica. Ad aprire simbolicamente questo percorso saranno gli incontri con Michela Ponzani e Nicola Gratteri, affiancato da Andrea Nicasio.
Attorno al programma principale ruota poi una parte espositiva che merita attenzione. La mostra “Goldmine”, ideata da Alice Pasquini e curata da Rosa Polacco, nasce come un intervento pensato appositamente per questa edizione e per il suo tema. L’artista lavora sull’idea di una democrazia fragile, strattonata, esposta a continue pressioni, traducendola in un’installazione e in un murale destinati a dialogare con il pubblico e con gli appuntamenti del festival. Non si tratta di un semplice corredo visivo, ma di un’estensione del discorso culturale di Libri Come, che prova a far convivere linguaggi differenti dentro una stessa riflessione. La mostra resterà aperta fino al 6 aprile.
Accanto a questa novità torna anche AUTORItratti, il percorso fotografico di Riccardo Musacchio e Flavio Ianniello, che restituisce volti e memorie delle passate edizioni. Domenica 22 marzo, inoltre, la Cavea ospiterà il primo Silent Book Party dell’Auditorium, un momento di lettura collettiva aperto al pubblico, realizzato in collaborazione con Simone D’Ercole e il progetto Side Book. Un’iniziativa semplice solo in apparenza, perché propone un gesto minimo e controcorrente: fermarsi, leggere, stare insieme in silenzio, riconoscere nella lettura non un atto solitario e separato, ma una forma di presenza condivisa.
L’evento conclusivo di domenica 22 alle ore 20 sarà ancora dedicato alla parola chiave del festival. A parlarne con Marino Sinibaldi saranno Antonio Scurati, Franco Buffoni, Maria Grazia Calandrone e Valerio Magrelli. Una chiusura affidata a voci diverse, come a ribadire che la democrazia, più che una definizione da fissare una volta per tutte, resta una pratica da esercitare, difendere e ripensare, anche – e forse soprattutto – attraverso i libri.