“La lezione di Falstaff” riletto da una nuova generazione al Teatro Torlonia
di Redazione
14/11/2025
Dal 18 al 30 novembre il Teatro Torlonia apre le porte a “La lezione di Falstaff”, un debutto assoluto che porta sul palco una rilettura radicale del percorso politico del Principe Hal, filtrato attraverso lo sguardo sensibile di Matilde D’Accardi e la regia visiva di Tommaso Capodanno. È un progetto che affonda le radici nel Dottorato di ricerca in regia dell’Accademia “Silvio d’Amico”, un laboratorio dove si incontrano giovani artisti che non temono di misurarsi con i temi del potere, dell’eredità e della ribellione generazionale.
Falstaff come guida inattesa: un padre scelto per imparare a disobbedire
Il racconto si muove dentro un regno lacerato da conflitti interni, dove Hal, erede di un Re illegittimo, rifiuta l’idea di crescere all’ombra di un’autorità che non riconosce come sua. A guidarlo non sarà un consigliere di corte, ma Falstaff, figura irregolare, sfrontata, quasi anarchica, che diventa per lui maestro, complice e specchio deformante delle sue contraddizioni. Questo legame diventa la lente attraverso cui lo spettacolo osserva le tensioni tra le nuove generazioni e le strutture del potere, mettendo in luce la fatica di crescere senza tradire se stessi.
Il cast — Andrea Basile, Federico Gariglio, Eleonora Lausdei, Federica Quartana e Giulia Sucapane — restituisce un’immagine collettiva fatta di smarrimento, desiderio di appartenenza e una determinazione fragile ma ostinata, caratteristiche che spesso definiscono il passaggio all’età adulta in un’epoca in cui l’immaginario politico appare frammentato e incerto.
Una scena che attraversa secoli: dall’Inghilterra elisabettiana alla realtà iperconnessa
Lo spettacolo utilizza la cornice elisabettiana del Teatro Torlonia per creare un ambiente sospeso, dove la poesia shakespeariana convive con codici visivi contemporanei e dove il tema della guerra, affrontato con delicatezza ma senza elusioni, dialoga con l’influenza pervasiva dei nuovi media. Capodanno costruisce una scena che alterna humour, confessioni intime e tensione tragica, mentre la drammaturgia si snoda tra il testo originale e pagine nuove che aprono uno spazio di riflessione su come i giovani interpretino l’eredità dei padri.
Il percorso di Hal, trasformato da un giovane inquieto in un sovrano consapevole, diventa una metafora della ricerca di una legittimazione autentica, che passa attraverso la caduta delle illusioni e l’accettazione di responsabilità che non possono più essere rimandate. L’eredità shakespeariana non viene mai imitata: diventa invece materia viva, attraverso cui leggere il mondo contemporaneo.
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