Imparare a mangiare da soli aiuta anche a parlare: lo studio italiano su autonomia e linguaggio
11/02/2026
C’è un momento, attorno al primo anno di vita, in cui il bambino afferra il cucchiaio con ostinazione, porta il cibo alla bocca con gesti ancora imprecisi e reclama un ruolo attivo a tavola. È una scena quotidiana, spesso accompagnata da disordine e pazienza messa alla prova, che oggi trova una nuova chiave di lettura scientifica. Mangiare in autonomia non riguarda soltanto l’acquisizione di un’abilità pratica: può incidere in modo significativo anche sullo sviluppo della comunicazione e del linguaggio.
A evidenziarlo è uno studio pubblicato su Child Development, tra le riviste internazionali più autorevoli nel campo della psicologia dello sviluppo, condotto da un gruppo di ricercatrici dell’Università di Roma Tor Vergata, della Sapienza Università di Roma e dell’Istituto di scienze e tecnologie della cognizione del Cnr (Cnr-Istc), in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità, l’Appalachian State University e la Aston University. La ricerca ha coinvolto quasi 200 tra bambine e bambini, insieme alle loro madri.
Il pasto come laboratorio evolutivo
“Il momento del pasto non rappresenta solamente un’occasione per soddisfare il bisogno di nutrirsi, ma è un contesto in cui si attivano molteplici processi evolutivi”, spiega Giulia Pecora, dell’Università di Roma Tor Vergata. Sviluppo motorio, cognitivo e socio-emotivo si intrecciano attorno al tavolo, soprattutto quando il bambino partecipa ai pasti in famiglia fin dall’inizio dello svezzamento, secondo il modello dell’alimentazione complementare a richiesta.
In questo scenario, il bambino osserva, imita, sperimenta. Manipola il cibo, coordina i movimenti delle mani, esercita il controllo fine delle dita. Parallelamente, entra in una dinamica relazionale densa di stimoli: sguardi condivisi, turni di parola, richieste, risposte, rituali. È in questo intreccio che si colloca il risultato più interessante dello studio.
I dati mostrano che i bambini che, a 12 mesi, mangiano più frequentemente senza l’aiuto diretto di un adulto producono durante il pasto un numero significativamente maggiore di vocalizzazioni e gesti comunicativi. Un segnale di maggiore partecipazione attiva allo scambio sociale.
Un effetto che si osserva nel tempo
L’aspetto più rilevante riguarda la tenuta di questa relazione nel tempo. “I bambini che più spesso mangiano da soli a un anno presentano una probabilità circa due volte maggiore di produrre frasi a 24 mesi”, osserva Pecora. Non si tratta, dunque, di un’associazione limitata alla fase immediata dello sviluppo, ma di un legame che sembra incidere sulla traiettoria linguistica nei mesi successivi.
Francesca Bellagamba, della Sapienza, richiama le evidenze secondo cui abilità motorie e linguistiche si influenzano reciprocamente nei primi due anni di vita. L’autonomia nel mangiare offre occasioni preziose per affinare la motricità fine, che a sua volta sostiene l’uso dei gesti, fondamentali in questa fase per comunicare intenzioni e significati. A queste competenze si collegano processi cognitivi come l’attenzione condivisa, l’imitazione, l’uso di strumenti, l’autoregolazione e il riconoscimento visivo, tutti elementi che contribuiscono alla costruzione del linguaggio.
Elsa Addessi, del Cnr-Istc, sottolinea come incoraggiare l’alimentazione autonoma nelle prime fasi di vita possa stimolare in modo dinamico e reciproco sia lo sviluppo motorio sia quello comunicativo. Per pediatri, operatori sanitari e famiglie, queste evidenze offrono indicazioni operative concrete: favorire la partecipazione attiva del bambino ai pasti, tollerare una certa dose di sperimentazione e valorizzare il momento condiviso a tavola come spazio educativo.
Lo studio (doi: https://doi.org/10.1093/chidev/aacaf003) suggerisce che dietro un gesto semplice come portare un cucchiaio alla bocca si nasconda un processo ben più articolato, capace di intrecciare autonomia, relazione e linguaggio in una fase cruciale della crescita.
Per informazioni:
Giulia Pecora – Università di Roma Tor Vergata – [email protected]
Francesca Bellagamba – Sapienza Università di Roma – [email protected]
Elsa Addessi – Cnr-Istc – [email protected]