Ex Mira Lanza, via libera definitivo: Roma Tre trasformerà il complesso in studentato e parco pubblico
11/04/2026
Il via libera definitivo dell’Assemblea Capitolina alla concessione d’uso dell’ex stabilimento Mira Lanza all’Università degli Studi Roma Tre apre una fase attesa da anni nel quadrante Marconi: quella in cui un grande complesso industriale dismesso, vincolato per il suo valore monumentale e rimasto a lungo in condizioni di abbandono, potrà finalmente essere restituito alla città con una funzione chiara, pubblica e stabile.
Il progetto prevede la trasformazione dell’area in uno studentato universitario con foresteria e spazi destinati ai visiting professor, affiancato dalla realizzazione del Parco Papareschi, un’area verde attrezzata pensata per il quartiere e per la comunità universitaria.
La decisione approvata dall’Aula Giulio Cesare si inserisce nel quadro dell’articolo 13 del Regolamento sull’utilizzo degli immobili di Roma Capitale per finalità di interesse generale e dà seguito all’accordo già sottoscritto tra l’amministrazione capitolina e l’ateneo.
La concessione avrà una durata di trent’anni, rinnovabili, e sarà a titolo gratuito, con un assetto preciso delle responsabilità: tutti gli oneri relativi alla riqualificazione, alla manutenzione e alla gestione resteranno a carico dell’Università Roma Tre. È questo uno degli elementi più rilevanti dell’operazione, perché consente al Campidoglio di attivare il recupero di un bene strategico senza scaricare sulle casse pubbliche il peso diretto dell’investimento necessario.
Uno studentato pubblico in un luogo simbolo dell’archeologia industriale
L’ex Mira Lanza viene descritta come uno dei gioielli dell’archeologia industriale post-unitaria romana, un luogo che conserva una forte identità storica e urbana e che proprio per questo richiede un intervento capace di tenere insieme tutela e trasformazione. La linea scelta punta sulla rifunzionalizzazione dell’intero complesso industriale, non su una semplice riconversione edilizia. Il progetto di Roma Tre prevede infatti la realizzazione di uno studentato pubblico con circa 300 posti letto, integrato con servizi culturali, didattici e ricreativi, oltre a una foresteria destinata ai visiting professor.
In una città che continua a scontare una cronica carenza di alloggi universitari accessibili, soprattutto per studenti fuori sede, la scelta assume un valore che va oltre il singolo intervento immobiliare. La disponibilità di posti letto pubblici rappresenta uno dei punti più delicati del sistema universitario romano, stretto tra costi abitativi elevati, scarsità di strutture dedicate e una pressione crescente legata alla domanda formativa. Recuperare uno spazio di grandi dimensioni per destinarlo a questa funzione significa, dunque, intervenire su una delle fragilità più evidenti del rapporto tra città e università.
L’investimento complessivo stimato da Roma Tre per il recupero dell’intero complesso ammonta a circa 30 milioni di euro. Una cifra consistente, che restituisce la misura della complessità dell’operazione: non si tratta di adattare un edificio qualsiasi, ma di riportare in vita una struttura ampia, delicata sotto il profilo storico-architettonico e da anni sottratta a una funzione utile e continuativa.
Parco Papareschi e servizi di quartiere: la rigenerazione oltre gli edifici
Uno degli aspetti più significativi del progetto riguarda ciò che accadrà all’esterno del complesso. Accanto allo studentato, infatti, è previsto il recupero e la valorizzazione delle aree aperte, con l’obiettivo di creare servizi destinati sia agli studenti sia ai residenti. Al centro di questa parte del piano c’è il Parco Papareschi, un’area di verde pubblico attrezzato di circa 1,5 ettari, pensata come spazio accessibile all’intero quartiere e non come semplice pertinenza del nuovo insediamento universitario.
La configurazione del parco, secondo quanto annunciato, dovrà rispondere a un’idea precisa di città della prossimità: spazi verdi, attrezzature e servizi capaci di favorire inclusione sociale, vivibilità e miglioramento ambientale. È un passaggio importante, perché la qualità di un’operazione di rigenerazione urbana si misura anche sulla sua capacità di non esaurirsi dentro il perimetro dell’edificio recuperato. Qui, invece, il tentativo è quello di produrre un beneficio più largo, che tocchi l’assetto urbano del quartiere Marconi e restituisca alla cittadinanza una superficie oggi percepita come marginale o sottratta all’uso collettivo.
Nelle parole dell’assessore all’Urbanistica Maurizio Veloccia, la delibera rappresenta la conferma di una scelta politica precisa: intervenire sui luoghi dell’abbandono per trasformarli in spazi con nuove funzioni pubbliche, servizi e verde attrezzato. In questa chiave, l’ex Mira Lanza viene collocata dentro una strategia più ampia di rigenerazione urbana che, secondo il Campidoglio, comprende anche altri dossier come l’ex Fiera di Roma e l’ex Centro Alitalia di Muratella.
La vera sfida, adesso, sarà quella della realizzazione. Perché i progetti di recupero urbano acquistano credibilità soltanto quando riescono a tradurre la visione in tempi, cantieri e risultati concreti. L’ex Mira Lanza ha tutte le caratteristiche per diventare un intervento emblematico: un pezzo di memoria industriale salvato dal degrado, una risposta parziale ma significativa al fabbisogno abitativo degli studenti, un nuovo spazio verde per un quartiere che lo attende da tempo. Il passaggio amministrativo è compiuto; da qui in avanti conteranno la qualità dell’attuazione e la capacità di mantenere la promessa di una rigenerazione che non resti sulla carta.