Stupro Roma: “Una non comune ferocia verso le vittime”

Nuovi dettagli sullo stupro delle 14enni romane. Il padre di una delle ragazze: “Se la giustizia non li punisce lo farò io”

Dalle pagine dell’ordinanza di custodia cautelare del Gip emergono altri agghiaccianti particolari sullo stupro di Roma, le due 14enni violentate dopo essere state ammanettate alla recinzione di un pozzo in un terreno abbandonato in via Longoni, nella periferie est di Roma. Il Gip Costantino Del Robbio scrive nella sua ordinanza: “violenze sono state ideate e portate a termine, sono sintomatiche di estrema freddezza e determinazione, unite a una assoluta mancanza di scrupoli e a non comune ferocia verso le vittime degli abusi”.

Di Mario Seferovic, autore materiale dello stupro di Roma, viene delineata una personalità violenta e feroce, ben diversa da quello del suo profilo esca su Facebook, su cui si faceva chiamare Alessio il Sinto. Ma emergono anche dettagli che dimostrano una fredda e calcolata premeditazione, come la telefonata alla madre della 14enne stuprata pochi giorni prima, per chiederle il permesso di uscire con la figlia: “Me la può passare? Non mi vuole più parlare. Volevo chiederle il permesso di uscire con lei”. Un modo subdolo e vigliacco per accertarsi se la ragazzina avesse raccontato o meno la violenza. Questo e altri particolari agghiaccianti si leggono nell’ordinanza di custodia con cui è stato trattenuto in carcere il 20enne rom, residente nel campo nomadi di via di Salone, tristemente noto anche per i roghi tossici.

Scrive ancora il giudice: “Ciò induce a ritenere che possa trattarsi di casi non isolati ma destinati a ripetersi in coerenza con una personalità incline alla sopraffazione e al brutale soddisfacimento di istinti di violenza”». Con queste parole il Gip nelle sei pagine di ordinanza non prende in considerazione misure alternative al carcere sia per Seferovic sia per il complice Maicon Halilovic.

Dalle indagini sullo stupro di Roma  emerge comunque il sospetto che Seferovic e la sua vittima non si fossero conosciuti su Facebook, come riportato in precedenza, ma che si fossero già incontrati di persona e che lo scambio di messaggi sia stato solo successivo. D’altra parte le due ragazze abitano non lontano dal campo di via di Salone, dove risiedevano i due rom. Domani intanto a Regina Coeli ci sarà l’interrogatorio di garanzia di Seferovic, che oggi avrà un primo colloquio con il difensore d’ufficio.

Stupro Roma: le parole del padre di una delle vittime

“Quello si presentava sotto casa, voleva uscire con mia figlia. Un giorno lei ha ceduto, non doveva farlo. È stata ingenua” racconta il padre della ragazza. È stato lui ad aiutare i carabinieri nelle indagini, fornendo loro le foto dei due violentatori, recuperate su Facebook e ad accompagnare la figlia agli interrogatori e alle audizioni protette. Ma il padre della ragazza aggiunge anche altro: “Forse, ora che li hanno presi, svegliandomi al mattino potrò tornare a sorridere. Conto nella giustizia e spero che quei due siano puniti per quello che hanno fatto a mia figlia e alla sua amica. E se così non fosse, fuori ad aspettarli, stavolta, ci sarò io“.

Viene però da chiedersi cosa altro dovrà accadere prima che si prendano provvedimenti per riportare nella legalità una situazione assurda come quella dei campi nomadi, dove migliaia di persone vivono completamente incuranti della legge e del vivere civile, con il colpevole immobilismo della politica che dovrebbe prevenire e reprimere tali comportamenti.

 

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