Stupro Collatina: i violentatori restano in carcere

Alessio il Sinto non risponde al Gip. Resta in carcere anche il complice che si dichiara innocente

Alessio il Sinto e il suo complice hanno deciso di non rispondere al Gip circa lo stupro di via Collatina di cui sono accusati e per cui sono stati condotti in carcere. I due rom residenti nel campo nomadi in via di Salone, interrogati nel carcere di Regina Coeli dal Gip Costantino De Robbio hanno scelto il silenzio e l’incontro con il giudice è durato solo pochi minuti.

I due indagati sono accusati di violenza sessuale di gruppo continuata e sequestro di persona continuato in concorso. “Non ero lì, sono innocente” è quanto avrebbe dichiarato il complice di Mario Seferovic secondo le parole affidate al suo legale. Il ragazzo è accusato di aver fatto da palo mentre Alessio il Sinto compiva materialmente lo stupro delle due 14 enni.

Intanto questa mattina il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Roma, Generale di Brigata Antonio de Vita, si è complimentato con i Carabinieri della Stazione di Roma Tor Sapienza per gli ottimi risultati dell’indagine che ha permesso in tempi brevi di risalire agli autori dello stupro di via Collatina e di assicurarli alla giustizia, fornendo, secondo le parole del militare, una “risposta immediata all’atto orribile“. I carabinieri infatti, con un’indagine silenziosa ma efficace, sono stati in grado di ricostruire i fatti, nonostante questi risalissero la 10 maggio scorso e le due ragazze violentate non avessero inizialmente denunciato l’accaduto.

Allo stesso tempo il Generale de Vita ha ricordato l’importanza dell’iniziativa a cui partecipano tutte le 174 Stazioni dei Carabinieri di Roma e Provincia, sul continuo monitoraggio del web e sui pericoli che esso comporta. Proprio gli adescamenti, come quello che ha portato allo stupro di via Collatina, sono i fenomeni più pericolosi soprattutto per i minori e su questi si concentra la capillare attività di prevenzione e repressione dell’Arma.

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