Sgomberati rom a Centocelle

È durata poco più di 24 ore l’occupazione della palazzina a Centocelle: le forze dell’ordine hanno sgomberato i rom

Sgomberati i rom a Centocelle. Questa mattina alle 8 le forze dell’ordine si sono presentate in massa sul posto per procedere con l’azione di sgombero ai danni dei nomadi che avevano occupato abusivamente la palazzina in via dei Lauri. Lo stabile è al centro di un progetto di autorecupero, che prevede che il Comune metta a disposizione immobili di sua proprietà abbandonati ed esegua lavori sulle parti comuni, mentre i cittadini assegnatari vincitori del bando si occupano dei lavori nei singoli appartamenti.

L’intervento è stato tranquillo: gli occupanti non hanno opposto resistenza e dopo un breve colloquio con le forze dell’ordine hanno abbandonato spontaneamente lo stabile. Una donna se n’era andata già intorno alle 7:20, prima dell’arrivo delle autorità. Per tutta la notte la palazzina era stata presidiata dai legittimi proprietari, i soci della Cooperativa Inventare l’Abitare: “Il timore era che l’occupazione si allargasse con l’arrivo di altri rom”.

Scongiurata quindi una guerra tra poveri. Le voci raccolte dopo l’occupazione testimoniavano infatti una situazione sul punto di esplodere, con gli occupanti che giustificavano l’atto con le minacce subite, mentre i residenti chiedevano lo sgombero. Su posizioni più moderate i proprietari dello stabile, la Cooperativa Inventare l’abitare, che però avevano accusato il Comune, parlando di gesto annunciato che le istituzioni, seppure allertate, non hanno fatto nulla per impedire.

Nei locali della ex scuola media erano arrivati circa 30 rom, tutti donne e bambini con situazioni che generalmente bloccano gli sgomberi e che appunto avevano fatto pensare ad un’azione premeditata, visti anche i movimenti dei giorni scorsi, denunciati da alcuni residenti.

Le voci di Centocelle dopo l’occupazione

Bruno Papale della Cooperativa Inventare l’Abitare ripercorre la vicenda: “Noi più di 15 anni fa abbiamo vinto un bando e dal 2008 stavamo aspettando la consegna del palazzo. Aspettavamo la convocazione del Campidoglio per sbloccare gli ultimissimi lavori: mancano 40.000 euro. Ora speriamo che quest’occupazione non pregiudichi tutto”. Papale e gli altri 18 assegnatari si sono subito recati sul posto appena saputo l’accaduto, che non li ha colti di sorpresa.

Un altro degli assegnatari prova a smorzare i toni: “Non vogliamo scatenare nessuna rivolta. Avremmo gioco facile a prendere il megafono e a fomentare il razzismo. Non vogliamo però scatenare nessuna guerra tra poveri. Chiediamo solo che la legge venga rispettata”. Intanto il Presidente del V municipio Giovanni Boccuzzi nella giornata di ieri si è reso irreperibile, in quanto impegnato con la famiglia: “Ci ha promesso soluzioni entro domani”.

Intanto sul posto sono giunti vigili e polizia, oltre alla delegazione rom guidata proprio da Najo Adzovic, ex delegato ai rom della giunta Alemanno. “Ho chiamato e pregato di lasciare questo palazzo, ma non mi vogliono sentire”. Adzovic ha provato anche ad entrare nel palazzo per portare cibo ma la polizia lo ha bloccato.

Ma i residenti non credono all’ex delegato, pensando che le sue siano solo parole di facciata per nascondere un’azione premeditata: “Tu non sei uno qualunque, sei uno che conta. Se dici che devono uscire, loro ti ascoltano”.

Ancora Papale accusa il Comune, che non ha fatto nulla per impedire un’occupazione annunciata: “Avevamo chiesto una guardiania. Il nostro appello è rimasto inascoltato. Avevamo avvisato l’assessora Gatta degli strani movimenti. Abbiamo chiesto di prendere delle precauzioni. Ora rischiamo di ritrovarci il palazzo danneggiato e di dover spendere ancora più soldi”.

 Meno accondiscendenti i commenti dei residenti e l’aria che si respira a Centocelle è tesa: “Ma perché la polizia non li sgombera?”, si chiede Sergio, 50enne residente in via dei Noci, mentre un ragazzo sui 20 anni è ancora più esplicito: “Raduniamo persone e ripijamose quello che è nostro”.

Una delle rom occupanti prova a raccontare la sua versione, giustificando l’occupazione: “Veniamo dal campo di Salone dove dobbiamo pagare 1000 euro per poter rimanere dentro. Veniamo maltrattati, picchiati, ci hanno bruciato le case, ci hanno minacciato di morte, danno la droga ai ragazzini per fargliela vendere, non sappiamo più cosa fare. Non mi posso permettere di andare a trovare mio figlio di 16 anni a Regina Coeli”.

Per fortuna l’intervento deciso delle istituzioni, finalmente pronte e decise a dare una risposta forte e inequivocabile, ha ripristinato la legalità e spento sul nascere pericolosi focolai.

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