Sciopero a Roma il 12 gennaio: fermi bus e metro

Lo sciopero previsto per oggi e rinviato sarà differito a venerdì 12 gennaio

Ancora uno sciopero a Roma, frutto della spinosa questione del concordato Atac. Costretti i differire lo sciopero previsto per oggi, Orsa, Faisa Confail e Usb, le sigle sindacali che avevano indetto la protesta, hanno fatto seguito all’ordinanza con cui il prefetto di Roma Paola Basilone aveva disposto la precettazione e l’invito a differire lo sciopero, fissando la nuova data per venerdì 12 gennaio.

Sciopero Roma 12 gennaio: orari e info

Anche questo scioperò Atac sarà di 24 ore: bus e metro si fermeranno dalle 8.30 alle 17 e dalle 20 fino a fine servizio. La protesta riguarderà anche i lavoratori di Roma Tpl e quelli delle ditte appaltatrici Atac. Si prevede quindi l’ennesima giornata di disagi per i pendolari costretti a muoversi con i mezzi pubblici.

Sciopero Roma 12 gennaio: le motivazioni dei lavoratori

Molto duro il comunicato con cui i sindacati hanno confermato la volontà di incrociare le braccia, soprattutto nei confronti di Atac e del concordato. Si legge nella nota congiunta: “Nella riunione odierna abbiamo respinto l’invito alla revoca dello sciopero di 24 ore previsto il 5 dicembre fattoci dalla Prefettura ritenendo le motivazioni addotte da Comune, Commissione di Garanzia e Questura insufficienti a rimandare un così importante momento di lotta. Evidentemente così non è stato per la Prefettura che ha deciso l’ennesima precettazione ordinando il differimento ad altra data”.

“Riteniamo che a Roma ormai si è in piena emergenza democratica. È del tutto evidente che, attraverso motivazioni del tutto pretestuose, si lede un diritto costituzionale nel totale silenzio di tutte le forze politiche ed istituzionali. Ai lavoratori di Atac e Roma TPL viene di fatto impedito di esprimere il proprio dissenso nei confronti di una soluzione, quella del concordato preventivo, che, attraverso un piano industriale vergognoso, scarica su salari e sulla salute dei lavoratori tutto il peso di un possibile (ed illusorio per noi) rientro dai debiti provocati da anni di saccheggio aziendale perpetrato dal noto sistema politico/sindacale”.

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