Bandiera Aldovrandi vietata in Roma – Spal

Vietato l’ingresso della bandiera che raffigura Federico Aldovrandi all’Olimpico, tifosi spallini in silenzio per protesta

Nella festa per la vittoria della Roma sulla Spal, c’è una nota decisamente stonata, dovuta all’assurdo sistema di controlli all’ingresso dello Stadio Olimpico: la bandiera dei tifosi spallini raffigurante Federico Aldovrandi è stata vietata. Il vessillo in memoria del ragazzo ferrarese ucciso nel 2005 da una pattuglia della Polizia è stato bloccato all’ingresso dello stadio durante i controlli di rito, in quanto non disponeva delle autorizzazioni necessarie per essere esposto sugli spalti, non essendo iscritto nell’elenco de materiale autorizzato a inizio stagione dall’Osservatorio per le Manifestazioni Sportive. La bandiera, come si vede in foto, raffigura solo il volto del ragazzo, senza frasi o slogan che giustificherebbero il divieto.

In risposta all’assurdo divieto di introdurre uno dei loro vessilli simbolo, i circa mille sostenitori della Spal giunti a Roma sono rimasti in silenzio per tutti i 90 minuti, senza esporre nemmeno altri striscioni, stendardi e bandiere.

La morte di Federico Aldovrandi

La morte del diciottenne ferrarese risale al 25 settembre 2005 ed è stata spesso al centro delle cronache, destando una grande attenzione mediatica. Federico Aldovrandi stava tornando a casa a piedi dopo una sera trascorsa in un locale, quando è stato fermato da una pattuglia della Polizia per un controllo: ne è seguita una violenta colluttazione, trasformatasi in pestaggio, che ha portato al decesso del ragazzo, soffocato durante l’arresto. Per la sua morte quattro poliziotti vengono condannati in primo grado a 3 anni e 6 mesi di reclusione, per “eccesso colposo nell’uso legittimo delle armi”, con sentenza confermata dalla Corte di cassazione.

Bandiera Aldovrandi vietata: il commento del padre di Federico

Lino Aldovrandi, padre di Federico, ha scritto le seguenti parole per commentare il fatto: “In quello che fanno questi ragazzi meravigliosi non c’è d’aver paura di chissà quale lesa maestà. Ci insegnano invece molto. Ci insegnano ad aver rispetto della vita. Quello sguardo di Federico, severo a guardarci dentro, forse fa paura alle coscienze di tanti e credo che non lo smetterà mai perché altri ragazzi possano un giorno di una qualsiasi domenica mattina assassina, poter tornare a casa. Grazie ragazzi, la vostra purezza per un gesto semplice ed umano che viene dal cuore, a qualcuno, non a tutti, darà sempre fastidio”.

Pochi giorni fa il divieto alla famiglia Sandri di andare sotto la Nord

 Quella di venerdì è solo l’ultima decisione discutibile di una lunga serie, presa in quello che alcuni hanno definito il “lager Olimpico”, dove spesso controlli assolutamente  legittimi si trasformano in atteggiamenti assurdi e ai limiti della repressione. In occasione dell’ultimo derby alla famiglia Sandri era stato impedito di andare sotto la Curva Nord “per motivi di ordine pubblico”, dopo che la stessa aveva omaggiato il figlio Gabriele, ucciso nel 2007 dal poliziotto Luigi Spaccarotella, con cori e con una coreografia da brividi. Il derby stesso era stato volutamente presentato come un’occasione per ricordare Gabbo a 10 anni esatti dalla morte, salvo poi rovinare una giornata dai contenuti emotivi molto forti, con l’assurdo divieto che avevo impedito ai genitori e al fratello Cristiano di ricevere l’abbraccio della curva di Gabriele.

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