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Biodiversità forestale, la lezione della natura: gestire meno per conservare di più

16/10/2025

Biodiversità forestale, la lezione della natura: gestire meno per conservare di più

Un nuovo studio internazionale, pubblicato su PNAS e guidato dalla Sapienza Università di Roma, ribalta un paradigma consolidato nella gestione forestale europea: la tutela della biodiversità si ottiene non solo gestendo meglio, ma anche gestendo meno. Attraverso l’analisi di faggete distribuite in quattro Paesi europei, i ricercatori hanno dimostrato che le foreste lasciate alla loro evoluzione naturale sono il motore principale della diversità biologica.

L’esperimento: costruire paesaggi virtuali

Il team, composto anche da studiosi delle università di Göttingen e Jyväskylä, ha raccolto dati su centinaia di specie — dagli uccelli ai licheni, dai funghi ai coleotteri — e li ha inseriti in un modello di simulazione che ricrea paesaggi virtuali con proporzioni variabili di foreste gestite in modo intensivo, estensivo e non gestite.
Dall’elaborazione emerge che il massimo livello di biodiversità multi-tassonomica si ottiene quando circa il 60% del paesaggio è costituito da foreste senza intervento umano, integrate da un 40% di aree produttive gestite in modo intensivo. Un equilibrio che valorizza la funzione ecologica delle zone libere, mantenendo al tempo stesso la produzione di legname.

Ripensare la gestione, ispirandosi ai boschi naturali

Il dato più inatteso riguarda la gestione estensiva: pur rappresentando una via di mezzo tra conservazione e uso economico, contribuisce poco alla diversità. Gli studiosi propongono di trasformarla, rendendola più simile alle foreste naturali attraverso il mantenimento di grandi alberi vetusti, la tutela del legno morto e la creazione di mosaici di copertura forestale.
Come sottolinea Sabina Burrascano, coordinatrice del gruppo della Sapienza, “le foreste a dinamica naturale ci insegnano a gestire quelle produttive senza comprometterne le funzioni ambientali”.

Lo studio, sostenuto da Horizon 2020, dalla Deutsche Forschungsgemeinschaft e dalla Kone Foundation, apre una prospettiva concreta per la pianificazione forestale sostenibile, in cui conservazione e produzione coesistono non per contrapposizione, ma per interdipendenza.