Referendum Atac: no accorpamento con elezioni, si farà il 3 giugno

Il Comune fissa il referendum Atac il 3 giugno, mentre i promotori ne chiedevano l’accorpamento con le elezioni: costerà 10 milioni

Il referendum Atac si farà il 3 giugno. Lo ha deciso il sindaco di Roma Virginia Raggi, che ha firmato l’ordinanza per indire i referendum consultivi promossi dal Comitato «Mobilitiamo Roma». I due quesiti, lanciati dai Radicali Italiani, sono sulla messa a gara del servizio di trasporto pubblico della Capitale a decorrere dal 3 dicembre 2019.

I promotori, però, avevano proposto di accorpare il referendum con la tornata elettorale nazionale  e regionale del 4 marzo, con un duplice obiettivo: da una parte quello di essere sicuri del raggiungimento del quorum, che invece sarebbe a rischio nella data individuata dal Comune, dall’altra quella di risparmiare sui costi organizzativi, che invece graveranno per intero sul Campidoglio.

E infatti puntuali sono arrivate le polemiche: “Raggi se ne frega dei romani. Non una ma tre volte” sostengono i promotori Riccardo Magi e Alessandro Capriccioli. Tre i motivi. Primo: “È chiaro l’intento di spostare più avanti possibile la consultazione referendaria, mentre su Atac e sul trasporto pubblico romano vengono assunte decisioni potenzialmente irreversibili che vanno in senso contrario al quesito su cui dovranno pronunciarsi i cittadini”. Secondo: “Perché indire il referendum nel mese di giugno, per giunta in concomitanza della festa della Repubblica, è un evidente tentativo di penalizzare in ogni modo la partecipazione popolare, con il malcelato obiettivo di fare in modo che non venga raggiunto il quorum”. Terzo: “Perché per il Comune organizzare il referendum in autonomia, rinunciando all’opportunità di accorpamento con le elezioni politiche e regionali, significa dover sostenere un costo stimabile tra i 10 e i 15 milioni di euro che si sarebbero potuti risparmiare”.

Intanto si annuncia la costituzione di un comitato per il ‘No’ ai quesiti, come annuncia il consigliere Stefano Fassina, che agita lo spettro di un possibile peggioramento dei servizi. Non tarda però la risposta del comitato promotore: “Spiace che Stefano Fassina diffonda tra i cittadini tante fake news, e tutte in una volta, sul referendum per la messa a gara del trasporto pubblico locale a Roma” la replica dei Radicali. “Parlando di privatizzazione, Fassina si mette allo stesso livello della giunta Raggi e del M5S che da mesi raccontano questa bufala. Eppure da economista dovrebbe conoscere bene, come la conosce bene il suo leader Bersani, la differenza tra privatizzazione e liberalizzazione. E quindi sapere che liberalizzare il servizio, come proponiamo con il referendum “Mobilitiamo Roma”, significa assegnarlo tramite una gara pubblica, trasparente, europea a uno più soggetti, pubblici o privati che siano, che possano gestirlo al meglio sotto lo stretto controllo del Comune. Insomma, quello che prevede la normativa europea e quello che auspica l’Antitrust per salvaguardare il diritto dei cittadini a un servizio efficiente”.

Atac multato: il Tar ha respinto il ricorso contro la sanzione dell’Antitrust

Intanto Atac incassa un altro duro colpo. Il Tar ha infatti respinto il ricorso dell’azienda contro la sanzione inflitta dall’Antitrust a luglio 2017 per per la pratica commerciale, ritenuta scorretta, su corse cancellate e mancata informazione ai consumatori: “legittimamente è stata ritenuta scorretta, in quanto contraria ai canoni di diligenza richiesti, nonché ingannevole” Ora Atac dovrà pagare la maxi multa da 3,6 milioni di euro.

La pratica commerciale sanzionata consisteva “nel frequente e sistematico mancato rispetto dell’orario diffuso presso le stazioni e attraverso il sito Internet” nonché nella “mancata diffusione preventiva di informazioni riguardo all’impossibilità di effettuare determinate corse”.

Dal canto suo l’azienda ha fatto sapere che è in corso da parte di esperti una “analisi della sentenza del Tar per valutare un eventuale ricorso al Consiglio di Stato”.

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