Metro Roma: la vergogna di un servizio che non c’è più

Frequenza da treni regionali, convogli scarsi e presi d’assalto che procedono a passo d’uomo. Che fine ha fatto la metro a Roma? Storia di uno scempio a 5 stelle

Che fine ha fatto la metro a Roma? È quello che si chiedono ogni giorno, purtroppo senza riposta, migliaia di pendolari inferociti, costretti ad un’odissea quotidiana per raggiungere il posto di lavoro e per tornare a casa a fine giornata. La metro infatti è ormai ridotta alla stregua di una ferrovia regionale, con frequenze indegne, attese snervanti, banchine e treni presi d’assalto. La guerra intestina tra lavoratori e azienda ha prodotto una situazione insostenibile in cui gli unici a pagare sono i cittadini.

La situazione è tristemente nota: dopo l’incidente del luglio scorso, con la donna trascinata sulla banchina di Termini, si è scatenato il linciaggio mediatico (e giudiziario) nei confronti del macchinista che era alla guida del convoglio. Così i colleghi hanno cominciato a prestare maggiore attenzione ai treni che prendono in carico, in quanto la responsabilità in caso di incidente ricade su di essi. La conseguenza è che i macchinisti stanno scartando i treni non idonei e questo si traduce in una drastica diminuzione dei convogli circolanti, con attese in banchina che arrivano anche a 20 minuti in certi momenti della giornata. In particolare sarebbero parabrezza e specchietti i principali motivi per cui i treni vengono scartati perché, a detta dei macchinisti, sarebbero di qualità così scarsa da fornire cattiva visibilità in galleria.

Le banchine si riempiono e sempre più spesso Atac blocca i passeggeri ai tornelli, per evitare pericolose calche, in cui sempre più spesso qualcuno finisce a terra o colpito, nel tentativo di salire sui vagoni, in una squallida guerra tra poveri.Una volta sui treni , poi, la situazione non migliora: sempre più spesso i convogli procedono a passo d’uomo o restano diversi minuti in sosta nelle varie stazioni, con le porte che si aprono e si chiudono più volte.

Atac dal canto suo si limita ai provvedimenti disciplinari nei confronti dei macchinisti, esasperando ulteriormente lo scontro interno.

Metro Roma: il volantino dei macchinisti Atac

Ma i macchinisti non ci stanno a prendersi tutte le colpe del disservizio e su un volantino comparso ieri, i lavoratori Atac hanno scritto la loro versione dei fatti, smentendo categoricamente l’opinione diffusa secondo cui sarebbe in atto uno sciopero bianco: “Le attese prolungate sulle banchine e alle fermate dipendono da un numero ridotto di treni e vetture dovuto a mancanza di pezzi di ricambio. Situazione determinata da anni di sperperi e di cattiva gestione dell’Atac, saccheggiata dalla politica che ha sistemato dirigenti inadeguati e strapagati, elargito consulenze faraoniche, appalti milionari e biglietti clonati. I macchinisti non hanno alcun interesse a creare disservizi, anche perché sono i primi con cui l’utenza esasperata e fomentata dai media si scaglia, non di rado a scapito della loro incolumità fisica. Mentre coloro che hanno le colpe del quotidiano malfunzionamento se ne stanno seduti tranquillamente sulle loro dorate poltrone”.

Metro Roma: il silenzio del Campidoglio

In tutto questo pesa come un macigno il silenzio imbarazzato e imbarazzante dell’Amministrazione, che dovrebbe intervenire e prendere posizione sulla vicenda, adoperandosi per una risoluzione. Non si rendono conto in Campidoglio che i loro continui provvedimenti volti a colpire il trasporto privato (blocchi auto, domeniche ecologiche, pedonalizzazioni) non fanno altro che esasperare una situazione critica, con il trasporto pubblico ormai al collasso e ben lontano dagli standard qualitativi che dovrebbe avere una città europea in cui si vuole ridurre il numero delle auto.

I social diventano la valvola di sfogo per i romani sempre più esacerbati. Gli amministratori grillini vengono taggati di continuo dagli utenti che chiedono risposte che puntualmente non arrivano, fatta eccezione per la replica stizzita di Enrico Stefàno ad un utente che lo incalzava su Twitter: “Il grande @EnricoStefano è chiuso nel suo vergognoso silenzio omertoso. L’unica cosa che è riuscito a dire in questi mesi è che doveva convocare una commissione sul tema. Prese per il c**o su prese per il c**o”. La replica: “Eh già. Sai non ho tutti i poteri io. Esiste un sindaco, un assessore ecc ecc, dai un’occhiata al TUEL”. Segnali evidenti di nervosismo e di inadeguatezza, mentre il resto dell’Amministrazione tace colpevolmente, concentrata sul piano per il concordato preventivo, che sarà fondamentale per il futuro di un’azienda ormai al collasso.

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